ANTISEMITISMO PRET A' PORTER
E così, anche la vicenda della
giovane donna aggredita nel metrò di Parigi perchè ebrea era una frescaccia.
Come, sempre in Francia, qualche mese fa risultò una frescaccia
l'accoltellamento di un giovane ebreo, che venne effettivamente ferito, ma da
uno squilibrato che - oltre a lui - aveva accoltellato altre cinque persone. E
come in Italia risultò una frescaccia la profanazione delle tombe del settore
ebraico del cimitero monumentale di Roma, devastate non per antisemitismo ma a
scopo ricattatorio da un gruppo di squallidi malavitosi, come apparve chiaro
agli investigatori sin dalle prime ore successive al fatto. Eppure, tanto in
Francia quanto in Italia, episodi della più volgare cronaca nera hanno
guadagnato rapidamente le prime pagine e i titoli principali, con adeguata
contrizione pubblica dei politici di fronte ai disperati lamenti delle lobby
sioniste, mentre le verità successivamente emerse rimangono confinate in qualche
riga a fondo pagina.
Gli intellettuali ebrei e israeliani più avveduti - fra i quali il decano dei
pacifisti israeliani Uri Avnery, per non parlare del professor Finkelstein -
vanno denunciando da tempo l'uso e l'abuso strumentale dell'allarme
antisemitismo, artatamente amplificato allo scopo di mettere la sordina alla
politica criminale dei governi dello Stato di Israele e dei suoi lobbisti sparsi
nel mondo e ben posizionati nelle redazioni che contano e nelle segreterie dei
partiti politici. A forza di gridare "al lupo, al lupo!", si va a finire che
l'arrivo del lupo vero non provoca più reazioni, e questa preoccupazione
dovrebbe accomunare tutti i sinceri antirazzisti.
Ma chi ha fatto dell'antisemitismo prèt à porter la propria professione, non ha
nulla a che vedere con i sinceri antirazzisti e la sua sola preoccupazione è
quella di fornire alibi al lobbysmo ebraico in Europa e nel mondo, retroterra
indispensabile per la colonizzazione ebraica in Palestina; se, probabilmente,
non esiste una connessione diretta fra la sentenza della Corte Internazionale de
L'Aja sul Muro dell'Apartheid e l'episodio del metrò di Parigi, sicuramente
esiste un'attitudine diffusa a strumentalizzare qualunque sciocchezza si presti,
almeno apparentemente, a passare per "antisemitismo". E le bugie di una povera
mitomane parigina meritano molta più indignazione di un anziano palestinese
sepolto vivo fra le macerie della sua casa, spianata dai bulldozer dello Stato
ebraico.