"E CHE FACCIAMO CADERE IL GOVERNO?"

Anzi: "E che facciamo cadeve il govevno?". Di fronte all'intervento di un ingenuo (?) neodeputato, Salvatore Cannavò, più chiaro ed esplicito di così, bertinotti non poteva esserlo: se Parigi val bene una messa, una poltrona a Montecitorio val bene un tradimento. Un tradimento nei confronti delle centinaia di migliaia di persone che - lontane dai meandri della vita interna dei partiti - hanno votato Rifondazione Comunista nella convinzione che potesse rappresentare una garanzia a sinistra, un presidio in Parlamento delle ragioni che hanno animato i movimenti in questi anni, primo fra tutti il movimento contro la guerra. Ora che ha vinto le elezioni e le "minoranze critiche" (compresa quella di Cannavò), bertinotti se le è comprate con una manciata di stipendi da parlamentare, il Signore dei Cammelli può finalmente permettersi di esplicitare quello che in pochi - fra cui noi - dicevano da tempo: la parabola del PRC come elemento di alternativa nello scenario italiano si è conclusa e fausto bertinotti può legittimamente chiarire agli ingenui (?) che (come si dice a Roma) non c'è più trippa per gatti, quindi testa bassa e pedalare in sintonia col gruppo, senza se e senza ma.
Ci sembra inutile riassumere tutte le argomentazioni - sia nostra che di altri - che anticipavano di mesi, se non di anni, l'approdo bertinottiano, tantopiù che già nelle prossime settimane arriveranno ulteriori conferme di quante lacrime e quanto sangue costerà al popolo di sinistra l'assenza di una politica alternativa sia la centrodestra di Berlusconi che al centrosinistra di Prodi, Fassion, Rutelli e bertinotti. Ci aspettano la prima manovrina dettata dal Fondo Monetario Internazionale e il rifinanziamento delle missioni militari italiane in Afghanistan, in Iraq e in Bosnia... e che, facciamo cadere il governo?
Cosa importa se la gente a fine mese già ci arriva con difficoltà e l'aumento dell'I.V.A. verrà pagato da tutti i cittadini, non certo solo dai più abbienti? Cosa importa se in Afghanistan, dopo quasi cinque anni di occupazione militare, si muore quanto e più di prima, le donne continuano ad essere costrette al burqa e la sola cosa che è migliorata è la produzione di oppio? Cosa importa se l'Iraq è un mattatoio dove impazzano gli squadroni della morte e i nostri soldati stanno lì per garantire all'ENI le succulente briciole lasciate cadere dal tavolo dalla Halliburton, dalla Esso, dalla BP e dalle altre compagnie petrolifere angloamericane? Cosa importa - ci permettiamo di aggiungere - se i Palestinesi vengono affamati, sterminati, terrorizzati, imprigionati nei più grandi lager della storia, quelli creati dal Muro dell'Apartheid?
Inutile attendersi sollevazioni dei militanti del PRC, per il semplice fatto che non ne esistono quasi più: i 90.000 iscritti recentemente dichiarati sono una bufala, come testimoniano le sedi dei circoli vuote e l'inesistente presenza nelle piazze. I compagni e le compagne hanno abbandonato il PRC già da tempo, lasciando il posto a nuove e vecchie generazioni di arraffoni e cortigiani, di nani e ballerine, di postulanti a caccia di incarichi e sussidi. Proprio come il buon vecchio PSI della buonanima di Bettino Craxi. L'importante, quindi, per bertinotti ed i suoi contractors, è mostrarsi ed essere affidabili per Confindustria e Mediobanca, per Washington e per Tel Aviv: per questo si mette in chiaro che il governo non verrà messo in discussione per ritirare le nostre truppe di occupazione o per smetterla di sostenere il governo criminale di Israele, anzi il problema è rappresentato dal governo che si sono incautamente scelti i Palestinesi, come bertinotti si è premurato di precisare in televisione.
Il problema dell'assenza di un punto di riferimento politico alternativo per la sinistra e per i movimenti è ormai squadernato sotto gli occhi di tutti. Per quel pochissimo che possiamo, chiunque se ne farà carico avrà il nostro incondizionato sostegno.