IL CAPOLAVORO DI FASSION

Una cosa è certa: le manifestazioni sioniste di Roma e Milano del 3 novembre hanno segnato uno spartiacque ed un elemento di chiarezza. Dopo aver visto Fassion, Pecoraro Scanio ed altri sedicenti uomini di sinistra stazionare serenamente a fianco dei peggiori guerrafondai, dei sostenitori militanti dell'occupazione e della colonizzazione della Palestina e dell'Iraq, non deve esserci più spazio per gli equivoci: quei personaggi non hanno diritto di parlare a nostro nome, non hanno diritto di rappresentarci, non meritano un nostro voto, non meritano di stare in piazza con gli amici del popolo palestinese e della pace. Il discorso vale sia per l'adunata romana che per quella milanese, inspiegabilmente rappresentata da alcuni come "diversa" da quella promossa da Giuliano Ferrara, quando le parole d'ordine della convocazione sono state sostanzialmente le stesse e lo stesso il parterre: estremisti sionisti, sostenitori convinti dello scontro di civiltà, fascisti riciclati allegramente affratellati a politicanti cialtroni a caccia di visibilità ed affamati di credibilità presso i poteri forti.
Per quanto prevalga ancora l'indignazione, è necessario ragionare sulle motivazioni profonde dell'adesione della stragrande maggioranza del ceto politico "di sinistra" alle adunate sharoniste, ed anche delle contorsioni verbali di chi - come Fausto Bertinotti - si è battuto il petto e stracciato le vesti perchè avrebbe tanto voluto partecipare, ma non ha potuto farlo, e comunque considera la difesa dello Stato di Israele una sorta di dovere morale imprescindibile.
Siamo chiari: non pensiamo che gli Ebrei debbano essere buttati in mare, né in Israele, né in Italia, né in nessuna parte del mondo. Riteniamo che le dichiarazioni del Presidente iraniano Ahmadinejad rientrino nella tradizionale propaganda parolaia dei regimi arabi ed islamici, che - in quanto a rodomontate - conosce poche differenze fra "radicali" e "moderati", con il risultato che, in tanti decenni, di sostegno concreto e disinteressato ai Palestinesi ne è arrivato ben poco, sia dai "radicali" che dai "moderati". Per essere ancora più chiari: respingiamo anche la sola idea che una nazione debba essere cancellata dalla carta geografica da un'altra nazione (e questo è uno dei motivi per cui vogliamo che sulle carte geografiche compaia, finalmente, lo Stato di Palestina), convinti come siamo che le trasformazioni debbano essere opera dei popoli e della loro emancipazione. Ci piace pensare, per esempio, che un giorno non lontano i cittadini israeliani - arabi ed ebrei - possano tutti emanciparsi dal giogo del sionismo, ideologia perversamente razzista, oscurantista e negatrice dei principi di fraternità ed uguaglianza perlomeno quanto l'estremismo islamico e il fondamentalismo cattolico. Ci piace pensare che presto su quella terra, così cara alla storia ed alla cultura di tanta parte del mondo, possano vivere, con pari diritti e dignità, Ebrei, Arabi, Cristiani, Musulmani e - pro domo nostra - anche quelli che tanto credenti non lo sono mai stati e conservano il retropensiero che la religione sia l'oppio dei popoli. Detto questo, ribadiamo che le manifestazioni del 3 novembre non avevano molto a che fare con la "difesa di Israele", ma avevano moltissimo a che spartire con l'adesione alla strategia della guerra permanente e preventiva contro il "terrorismo", le cui prossime tappe - dopo Kabul e Baghdad - sembrano proprio essere Teheran, Damasco e Beirut. Non a caso, subito dopo quelle manifestazioni il segretario diessino ha precisato ulteriormente la propria posizione sulla permanenza delle truppe di occupazione italiane in Iraq, seguito a ruota da un pur poco convinto Romano Prodi e disturbato solo da qualche distinguo di quella "sinistra radicale" che a riportare la gente in piazza contro la guerra proprio non ci pensa più.
Eccolo, il capolavoro di Fassion: rendere esplicito il sostegno bipartisan allo Stato sionista ed al suo grande fratello americano, garantendo la continuità della politica estera italiana in caso di vittoria elettorale del cosiddetto centrosinistra, in cui entrano trionfalmente anche i Radicali liberali-liberisti di Marco Pannella ed Emma Bonino, i più antichi e coerenti epigoni italiani della politica di Washington e Tel Aviv. Su questa linea, Fassion si è portato dietro quasi tutta l'Unione: il Prodi di cui si è detto, Rutelli, Mastella, Di Pietro e Pecoraro Scanio, che è riuscito nel capolavoro di indire una propria manifestazione più "equilibrata" il 2 novembre e di partecipare comunque all'adunata sharonista del giorno dopo. Ricordiamocelo, in piazza e nella cabina elettorale.
A conti fatti, dalla sua nascita l'Unione ha dato vita a due manifestazioni importanti: la prima per difendere il maggioritario e la seconda per difendere Israele. Sul proporzionale, un ampio schieramento di sinistra ha già trovato modo di pronunciarsi: è di nuovo ora che la stessa cosa avvenga per la Palestina.