CATTIVE COMPAGNIE

19-10-2006 Gaza-West Bank
 

Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) ha reso noto che 28 palestinesi - di cui 17 civili, tra cui due bambini e una donna - sono stati uccisi dalle forze di occupazione israeliana nella settimana tra il 12 e il 18 ottobre.
In 6 casi si tratta di assassinii mirati.
I due bambini sono stati uccisi con i loro padri.
45 palestinesi, compresi 14 minori e 4 donne, sono stati feriti.
Dal report emerge che, in questa settimana, le forze di occupazione hanno continuato gli attacchi aerei contro le abitazioni e le infrastrutture palestinesi nella Striscia di Gaza, distruggendo 5 case e danneggiandone molte altre.
Sono state condotte altre 30 incursioni contro le comunità palestinesi nella West Bank, e altre 6 nella Striscia di Gaza.
Nella West Bank sono stati arrestati 48 civili, compresi 7 bambini; nella Striscia di Gaza, 8.
3 altre persone sono state arrestate ai checkpoint della W.B.
Inoltre, prosegue la costruzione del Muro di Separazione, che impedisce il transito e l'accesso alle proprietà palestinesi.

 

Nelle poche righe di questo scarno comunicato è contenuta tutta la viltà dei governi europei, primo fra tutti quello di Romano Prodi e Massimo D'Alema, che pure i sionisti più sfacciati tentano di far passare come troppo "filopalestinese". Qualcuno ha notizia di una qualsiasi dichiarazione di deplorazione dell'operato israeliano da parte di un qualsiasi esponente del governo amico o dei parlamentari "dissidenti"? Niente, silenzio assoluto, perchè a Gaza e negli altri territori della Palestina occupata il sionismo deve poter continuare a sterminare i Palestinesi in tutta tranquillità.
Se non si ha il tempo e la voglia di andarsi a cercare su internet, perlopiù su siti non italiani, informazioni su quello che accade quotidianamente in Palestina, si può anche pensare che il problema principale dei Palestinesi sia quello dello scontro in atto fra Hamas e Al Fatah, e non le condizioni di "vita" cui sono costretti da decenni di feroce occupazione militare da parte dello Stato canaglia per eccellenza, quello che detiene il record assoluto di Risoluzioni ONU ignorate e sbeffeggiate. questo Stato canaglia dispone della licenza di genocidio rilasciatagli dalla sedicente comunità internazionale, quella che ha distrutto la Jugoslavia federale, l'Iraq, l'Afghanistan e si prepara ad estendere la propria opera meritoria al Libano, alla Siria, all'Iran ed a chissà chi altro... forse, Cuba e Venezuela, perchè no?
E il governo amico è pienamente complice: non solo mantiene in essere la sostanza della politica estera del governo Berlusconi, ma la implementa. Solo i papponi che hanno conquistato un lauto stipendio da parlamentare governativo o da dirigente di ONG e se lo vogliono tenere stretto possono far finta di credere che qualcosa sia realmente cambiato in meglio. La realtà ci dice che questo è il momento in cui l'Italia ha il maggior numero di militari impegnati all'estero dalla seconda guerra mondiale e in cui le spese militari hanno raggiunto il livello più alto.
Il genocidio del popolo palestinese è pienamente in atto, e l'Italia vi partecipa a pieno titolo attraverso quell'accordo di cooperazione militare con Israele che, sottoscritto dal governo Berlusconi, viene implementato dal governo Prodi. L'Italia è complice del genocidio attraverso la sua adesione all'infame embargo internazionale contro il popolo palestinese, colpevole di aver eletto democraticamente un'amministrazione che alle democrazie della comunità internazionale non va a genio. L'Italia è complice del genocidio perchè finanzia in tutti i modi Israele, anche attraverso gli enti locali, mentre lascia morire di fame e di malattie i Palestinesi, in una sorta di solidarietà al contrario che farebbe ridere, se non fosse una tragedia.
Mentre il governo amico si rende complice delle nefandezze sioniste e i "movimenti" si lasciano comprare con qualche consulenza, qualche incarico e qualche appalto, da sinistra si leva ancora una volta la voce della solidarietà, quella vera, quella con chi soffre e lotta e resiste all'oppressione; per fortuna, è una voce forte, che non si lascia imbavagliare dalla censura e dalle mistificazioni dei media. E' la voce di chi è sceso in piazza il 27 luglio scorso, mentre gli Israeliani massacravano in Libano e a Gaza e il sindaco di Roma, Walter Veltroni, partecipava alle manifestazioni di solidarietà con Israele. E' la voce di chi è tornato in piazza il 30 settembre contro tutte le missioni militari, perchè una guerra non può essere sbagliata se la fanno Berlusconi e Fini e diventare giusta se la fanno Prodi e D'Alema. E' la voce di chi tornerà in piazza a Roma il prossimo 18 novembre, ancora una volta a fianco della Palestina senza se e senza ma. Non ci saranno quelli di "Forza ONU", non ci saranno quelli che "prima di tutto, la liberazione dei soldati israeliani catturati", non ci saranno quelli che "bisogna garantire la sicurezza di Israele": quelli se ne andranno da qualche altra parte, come hanno sempre fatto negli ultimi anni. Questo è un bene: il 18 novembre non avremo cattive compagnie.