CHI SONO I PROVOCATORI
A pochi giorni dalla
manifestazione contro la nuova base U.S.A che dovrebbe sorgere a Vicenza,
assistiamo ad un'impennata della tensione che non esitiamo a definire
artificiale, nel senso di creata ad arte. L'arresto di una quindicina di
persone, immediatamente - ed anche un po' rozzamente - etichettate come "nuovi
brigatisti", viene in queste ore utilizzato per creare sulla manifestazione di
Vicenza un clima "genovese". A questa sporca manovra ha dato il suo contributo
il Ministro degli Interni, nella forma di un ambiguo avvertimento sulla
possibilità di saldatura in piazza di " spezzoni di ostilità nei confronti
delle forze dell'ordine ", seguito a ruota dalla capogruppo al Senato dei DS,
Anna Finocchiaro, che così sproloquia: "Stiamo attenti a non trasformare la
manifestazione di Vicenza in un luogo potenziale di cultura eversiva".
Secondo la Finocchiaro, "in questo paese esiste un importante e democratico
movimento pacifista ma ci sono anche delle frange che si sono infiltrate in
questo movimento e possono costituire un pericolo, perchè riconoscono l'uso
della violenza come un agire politico". Come ciliegina sulla torta, giunge
la decisione del locale Prefetto di ordinare la chiusura di tutte le scuole
vicentine in occasione della manifestazione, per tutelare ''la sicurezza e l'incolumita'
dei giovani studenti''. Se questo non è terrorismo mediatico, dite voi
cos'è.
Nei riguardi dell'inchiesta sulle "nuove BR" non abbiamo molto da dire, almeno
fino a quando non saranno noti gli elementi in possesso degli inquirenti, perchè
- allo stato attuale - sui maggiori giornali si parla di arsenali micidiali
("cento Kalashnikov", mitragliette Uzi, addirittura bazooka, senza contare
esplosivi potenti come il T4), ma le sole armi ritrovate sono un Kalashnikov
(quindi, all'appello ne mancano ancora novantanove) ed una rivoltella. Niente
mitragliette, niente bazooka, niente esplosivi. Sempre stando ai giornali, poi,
i precedenti "eversivi" della banda non sembrano particolarmente impressionanti:
quattro sganassoni al parlamentare leghista Borghezio, incontrato casualmente su
un treno, la porta di una sede neonazista bruciacchiata e un bancomat
danneggiato, senza che siano stati capaci di rubare almeno un centesimo. Per
l'episodio che riguarda l'On.le Borghezio (quello che vorrebbe prendere le
impronte delle dita dei piedi agli immigrati), ci asteniamo da qualunque
commento, per evitare eventuali incriminazioni per apologia di reato (coi tempi
che corrono... ); sulla porta bruciacchiata, esprimiamo la nostra solidarietà
agli inquilini del caseggiato, che saranno stati certamente disturbati dalle
sirene di pompieri e polizia; sul tentato scassinamento del bancomat, ci ricorda
le imprese del gruppo TNT, la sgangherata cricca di pasticcioni capitanata dallo
sfigatissimo Alan Ford. Nel complesso, un po' poco per parlare di pericolo
terrorista. E sorvoliamo sulle fantasiose ricostruzioni dell'albero genealogico
delle vecchie e nuove Brigate Rosse, dove gli storici ( si fa per dire ) dei
nostri giornali hanno dato il peggio di sé, confondendo nomi di organizzazioni,
percorsi, vicende... è vero che, da un certo momento in poi, le vecchie B.R. si
erano divise in più correnti di quante ne avesse la vecchia D.C., ma è anche
vero che, quando si deve informare l'opinione pubblica, un minimo di attinenza
alla realtà storica dovrebbe essere doverosa.
In attesa che gli inquirenti forniscano le prove della effettiva pericolosità
degli inquisiti, resta lo sciacallaggio nei confronti della manifestazione
vicentina. E' un'operazione tanto infame, quanto pericolosa. Al Ministro Amato,
che un tempo insegnava Diritto Costituzionale, e al suo delegato prefettizio a
Vicenza vogliamo ricordare che è loro preciso dovere garantire l'incolumità dei
manifestanti, che non fanno altro che esercitare un diritto espressamente
tutelato da quella Costituzione che il Ministro Amato spiegava agli studenti
tanti anni fa. Creare artificialmente tensione, sia nella città che fra le
stesse forze dell'ordine, è un atto irresponsabile, se non provocatorio. Alla
signora Finocchiaro, invece, non abbiamo nulla da dire, visto che cerca solo di
fare il suo mestiere di esponente di un partito favorevole alla nuova base U.S.A.,
come ieri era favorevole e complice dei bombardamenti su Belgrado ed oggi è
artefice della presenza delle truppe italiane insieme agli altri contingenti di
occupazione in Afghanistan e non solo.
A Vicenza si svolgerà una grande manifestazione popolare contro la guerra e la
militarizzazione dei territori e delle coscienze. In piazza ci saranno uomini,
donne, bambini, militanti politici e gente che non ha mai fatto politica in vita
sua, lo stesso mix che anima da settimane il presidio permanente nella città del
Palladio, senza che si sia registrato il benché minimo incidente. E' questo
popolo che fa paura a Prodi come a Berlusconi, a Rutelli come a Fini, a Parisi
come a Casini, a Mastella come a Bossi; questo popolo, non un improbabile gruppo
TNT.
Ma questo popolo fa paura anche alla "sinistra radicale", ai bertinotti e
pecoraro scanio che vedono traballare le loro poltrone, ai pacifinti che si
preparano ad avallare nuovamente la perpetuazione delle missioni militari in
Afghanistan e Libano. Per questo la manifestazione di Vicenza è tanto importante
da far riesumare il fantasma delle Brigate Rosse e da trasformare Ministri e
giornalisti in provocatori. La migliore risposta a queste provocazioni è una
manifestazione imponente, pacifica e determinata, una manifestazione
democratica, e democrazia significa anche libertà di contestare i pacifinti, se
così dovrà essere. A chi vuole mettere il bavaglio al popolo di sinistra, al
popolo nemico della guerra e del militarismo, rispondiamo alzando ancora più
forte la nostra voce, sabato 17 a Vicenza e dopo a Roma, contro il rinnovo delle
missioni di guerra. Se questo farà cadere il governo Prodi, vorrà dire che il
popolo italiano ha mandato a casa un governo di guerra.