CONSUMATUM EST
Finalmente,
tutti a casa. Almeno, si spera, perché non è affatto detto che i vari bertinotti,
diliberto, cento e compagnia, smaltita la vergogna per il disastro che hanno
provocato, non si riaffaccino in qualche manifestazione contro le missioni
militari che loro hanno sostenuto in Parlamento o contro le conseguenze delle
finanziarie antipopolari che loro hanno sostenuto in Parlamento. In tal caso,
pernacchie e pedate sarebbero non solo legittime, ma doverose.
Pernacchie e pedate che, purtroppo, non potranno manifestarsi quando i medesimi
personaggi torneranno a pontificare dallo studio di Vespa o da quello di
Mentana, sfacciatamente a nome e per conto di chi li ha mandati a casa con il
voto (o meglio, con il non voto), ma non ha la possibilità di accedere alle
poltroncine di Porta a Porta o di Matrix. In tal caso, proponiamo un’altra forma
di messaggio: di fronte alla faccia di qualcuno di quei signori, cambiate
immediatamente canale o spegnete il televisore, in modo che l’audience precipiti
e induca i conduttori a non invitarli più in trasmissione.
Oltre al dato incontestabile del disastro della sinistra governi sta, va visto
quello delle formazioni che hanno tentato di surrogarne l’inconsistenza,
presentandosi in ordine sparso, ognuno con la sua brava falcetta e il suo bravo
martellino. Come era ampiamente prevedibile, nessuno è andato oltre lo
zerovirgola, e nessuno ha nemmeno avvicinato la mitica soglia dell’1%, quella
che apre i forzieri del rimborso elettorale e che avrebbe consentito loro di
mantenere qualche “rivoluzionario di professione”. Anche a loro toccherà di
tornare – o cominciare – a lavorare, come tutti.
Sinceramente, Marco Ferrando mantiene la pole position della paranoia
autoreferenziale. Il barbuto professore in aspettativa perenne, dopo aver
cacciato decine di compagni, dopo aver proclamato la propria autosufficienza e
rifiutato ogni possibile alleanza, dopo aver millantato migliaia di iscritti che
esistono solo nella sua testa, dopo aver profetizzato mirabolanti “sorprese” che
le urne avrebbero partorito in favore della sua formazione, persevera: “siamo la
forza nettamente più significativa a sinistra della Sinistra Arcobaleno”, ha
dichiarato pomposamente alle agenzie di stampa. Viene in mente la celebre
definizione di Giancarlo Pajetta a proposito di Pannella: “una granitica testa
di cazzo”.
Macerie, una montagna di macerie maleodoranti: ecco quello che la sinistra,
governista e “rivoluzionaria”, lascia in eredità a milioni di lavoratori,
disoccupati, giovani con un futuro oscuro e precario. Ricostruire non sarà
facile, e nemmeno indolore, soprattutto se, come sembra, di fronte avremo non
uno, ma due nemici: il governo di destra e l’opposizione di destra, già pronti a
colludere per blindare definitivamente il sistema istituzionale. Ci aspettano
momenti difficili, probabilmente terribili, ma il malessere è accompagnato da
una rassicurante consapevolezza: quelli come noi sono abituati a soffrire ed a
lottare, anche senza il conforto di una poltrona in Parlamento o di una
poltroncina in un salotto televisivo. La nostra consuetudine con il conflitto ci
rende diversi dal popolo delle ombre televisive: siamo uomini in carne ed ossa,
e siamo comunisti. Di nuovo, come sempre, al lavoro e alla lotta.