DEMOKRATICI

Il caldo estivo ha iniziato a far maturare le idee e le proposte del partito unico del centrosinistra, mettendo tutti in grado di valutare cosa ci aspetta nel prossimo futuro. E quello che ci aspetta non solo non è per niente rassicurante, ma ci preoccupa molto.
Le esternazioni degli sceriffi di Firenze e Bologna, confortate sostanzialmente da tutti i maggiori esponenti del nascente Partito Demokratico, a partire dal caudillo Veltroni, parlano chiaro: prendendo a modello lo sperimentato schema israeliano, si conferisce priorità assoluta alla "sicurezza" e, in nome di questa, si individuano i nemici e si spazzano via. Per lo Stato sionista, i pericoli per la sicurezza vengono dai Palestinesi che osano resistere al tentativo di annientarli e da quei Paesi e quei movimenti che non si piegano alla strapotenza di Israele e del suo padrino di Washington: Siria, Iran ed Hezbollah in primo luogo. Per i suoi epigoni demokratici, la sicurezza dei cittadini è messa in pericolo da lavavetri, venditori ambulanti, parcheggiatori abusivi e, perchè no?, da chi è costretto ad occupare qualche posto che consenta a lui ed alla sua famiglia di dormire con un tetto sopra la testa, fosse anche il tetto di una vecchia scuola in disuso. Questo, fino ad oggi.
Da domani, molto probabilmente, la sicurezza verrà messa in pericolo dai lavoratori che manifesteranno il proprio dissenso contro lo scippo delle pensioni e il collaborazionismo di CGIL, CISL e UIL, dai precari che protesteranno perchè rimangono impiccati alle leggi Biagi e Treu, dai No TAV della Val di Susa, dai No Dal Molin, da tutti i No War... e via criminalizzando, come facevano negli anni 70 PCI e DC, non a caso oggi affratellati addirittura nello stesso partito, come nemmeno Berlinguer avrebbe potuto immaginare.
Siamo alle porte dell'avvento di quella dittatura demokratica le cui prime avvisaglie erano già visibili all'inizio degli anni 90, con la fine della Prima Repubblica e l'avvio della trasformazione dello Stato e delle Istituzioni nate dalla Resistenza in senso maggioritario e autoritario. Oggi, liquidando definitivamente le culture del conflitto e della mediazione, si punta al pensiero unico della governabilità, anzi della governance, e persino un comico populista come Beppe Grillo diventa un eversore.
Naturalmente, non tutte le ciambelle riescono con il buco, e i nostri demokratici lo sanno bene. Lo sanno talmente bene che stanno già lavorando per truccare il referendum fra i lavoratori sull'accordo del 23 luglio e si premurano di costruire persino una falsa opposizione a sé stessi, come quella che si rappresenterà in qualche modo il prossimo 20 ottobre. E' necessario che quei movimenti e quelle organizzazioni che hanno dato vita al grande corteo dello scorso 9 giugno, ridicolizzando i cialtroni di lotta e di governo, non facciano passi indietro, perchè su di loro, su tutti noi incombe l'enorme responsabilità di tenere aperto lo spazio del conflitto, di impedire che i demokratici infliggano un colpo mortale alla democrazia, quella vera, quella che riconosce le differenze e i diritti sociali come preminenti rispetto alla governabilità ed alla sacralità del mercato. Ci conforta la convocazione dello sciopero generale e generalizzato per il 9 novembre, e poco importa se qualche piccolo politicante bollito cerca di tenere i piedi in due staffe, partecipando "criticamente" alla sceneggiata del 20 ottobre, al solo scopo di mostrare barba e dentiera a qualche telecamera. Nel nostro piccolo, crediamo che ogni sforzo vada finalizzato a costruire l'opposizione a questo governo ed ai suoi progetti devastanti, cominciando con il boicottare il referendum-truffa sull'accordo del 23 luglio e chiamando ad una grande giornata di lotta per il prossimo 9 novembre. Augurandoci che sia solo l'inizio.