EUROPEE: CERTEZZE E PUNTI INTERROGATIVI.
Il risultato delle elezioni
europee ci consegna un quadro molto complesso, ma con alcuni punti fermi: il
partito del premier - padrone subisce un vero e proprio rovescio, a mala pena
compensato dalla crescita dei centristi dell'UDC e della Lega, oltre che dalla
(pericolante) tenuta di Alleanza Nazionale, che paga un certo prezzo alle liste
neofasciste sviluppatesi alla sua destra. Sull'altro versante, appare evidente
il successo solo parziale del "listone", che surclassa Forza Italia ma, a conti
fatti, non raccoglie nemmeno la somma matematica dei partiti che lo hanno
costituito; si rafforzano le componenti pacifiste del centrosinistra e in
particolare Rifondazione Comunista, che raccoglie gran parte del voto di chi si
oppone alla guerra permanente.
In queste condizioni, nessuno - a parte un euforico Bertinotti - ha interesse e
voglia di parlare di crisi di governo ed elezioni anticipate, perchè la
differenza fra i due schieramenti è veramente minima e il diverso meccanismo
elettorale non consente automatismi; tuttavia, il dato rappresentato dal
collasso di Forza Italia e dal successo relativo del "listone" può e deve essere
preso in esame sin da ora, anche perchè accompagnato da un risultato decisamente
positivo di quelle liste cosiddette minori che, in realtà, sono quelle che fanno
la differenza politica, oltre che numerica.
Se a destra i soli che possono cantare veramente vittoria sono i
neodemocristiani dell'UDC, nello schieramento di centrosinistra (a cui il PRC
viene ormai definitivamente ascritto) la situazione è più articolata: al
successo di PdCI, Verdi e PRC, infatti, fa da riscontro il risultato dignitoso
ma non proprio brillante della lista Occhetto - Di Pietro, che non raggiunge
nemmeno i consensi ottenuti in precedenza dal solo Di Pietro, ad ennesima
dimostrazione della mala sorte che colpisce inesorabilmente chiunque si
accompagni al liquidatore del PCI. Quella che si è presentata come sinistra
alternativa (ammesso che Di Pietro possa rientrare in questa categoria) si
attesta intorno al 13% dei consensi, con il PRC che da solo ne raccoglie quasi
la metà; è fallito, dunque, il tentativo del Triciclo di fare man bassa dei
voti, in nome della "semplificazione", anche se lo schiaffo preso da Fassino e
Rutelli appare ben poca cosa se paragonato al colpo di maglio subito
dall'analogo tentativo operato da Berlusconi. Questo dovrebbe indurre a qualche
riflessione sulla santificazione del bipolarismo, comune a destra e "sinistra",
con conseguente rivalutazione del proporzionale... ma temiamo che questo non
avverrà, soprattutto perchè chi dovrebbe farsi alfiere del proporzionale
(Rifondazione Comunista) in questo momento ha tutto l'interesse ad esercitare un
potere di ricatto nei confronti dei propri "alleati" che solo il maggioritario
può consentire.
Berlusconi sconfitto, destra che sostanzialmente tiene, listone riformista fermo
al punto di partenza e successo della sinistra eccentrica: questi sono i dati di
fatto, e ci sembra che non si possa ritenere la guerra estranea a questi
risultati, soprattutto in relazione al collasso di Berlusconi ed allo stallo del
listone riformista. La sinistra eccentrica trae profitto dalle titubanze
riformiste, ed è un bene che sia così, ma non è lecito attendersi
sconvolgimenti: Bertinotti si è già precipitato a dire che la leadership di
Prodi non è in discussione e il solo che manifesti palesemente disagio è Cesare
Salvi, che però è a disagio da sempre e quindi non rappresenta una novità.
Insomma, staremo a vedere, senza grandi aspettative.
Una considerazione particolare: Bassam Saleh non è arrivato al Parlamento
Europeo, ma l'impegno profuso da lui e dai suoi compagni in queste settimane di
campagna elettorale dimostra che la Palestina è già nel cuore di molti.
Raramente, forse mai un candidato così particolare è stato oggetto di un
oscuramento totale da parte dei media come quello riservato a Bassam,
oscuramento a cui non si è sottratto nemmeno il Manifesto. I Palestinesi sono
abituati ad essere oscurati ed a continuare a resistere: non hanno altra scelta,
se non quella di sparire non solo dalle pagine dei giornali, ma dalla loro
stessa terra. Siamo noi che dobbiamo trovare la strada per rompere la cappa di
complice silenzio che avvolge il genocidio quotidiano di un intero popolo... e
per questo Arcipelago non può bastare.