IL FASCINO DISCRETO DELLE ELEZIONI
"L'idea neocon di esportare la democrazia è giusta, è un grande obiettivo" (Massimo D'Alema)
Siamo a meno di un mese dalla fatidica
scadenza del 9 - 10 aprile, data che dovrebbe porre termine al governo del
centrodestra di Berlusconi e inaugurare l'era del governo del centrosinistra di
Prodi. Non pochi stanno vivendo queste settimane come se si trattasse della
vigilia della liberazione da una dittatura, con l'ansia e la speranza che sempre
accompagnano l'attesa dei grandi cambiamenti. Ci dispiace deludere tanta gente,
ma la nostra convinzione è che l'11 aprile ci sveglieremo in un'Italia molto
simile a quella di oggi, e che sarà così anche l'11 maggio, l'11 giugno, l'11
luglio, l'11 agosto, e così via. Un'Italia che manterrà le truppe in Iraq,
l'accordo di cooperazione militare con Israele, il precariato e lo strapotere di
finanza, Vaticano e tutti i poteri forti.
Comprendiamo perfettamente lo stato d'animo di chi - dopo cinque anni di
Berlusconi, Bossi e Fini - si trova di fronte qualcuno che non ha voglia di
mandare a casa la destra con lo strumento principe della democrazia, il voto.
Comprendiamo quello stato d'animo, ma non possiamo condividerlo, per l'ottimo
motivo che non esiste una sola ragione valida per ritenere che il governo di
Prodi, Fassion, Rutelli e bertinotti operi in termini di reale discontinuità. Ci
limitiamo a pochi e telegrafici esempi.
Rispetto ad un Medio Oriente ogni giorno di più vicino al disastro - con Israele
che strangola il popolo palestinese e le coalizioni di cui è parte l'Italia che
occupano l'Iraq e l'Afghanistan, con la prospettiva sempre più concreta
dell'allargamento dell'incendio a Iran, Siria e Libano - non si riesce a sentire
dai dirigenti dell'Unione una sola parola chiara di impegno affinché l'Italia
separi nettamente la sua politica dai serial killer di Washington, Londra e Tel
Aviv. Anzi, questa canaglia ha fatto a gara nel criminalizzare chi è sceso in
piazza in tutti questi anni per opporsi al genocidio del popolo palestinese e
nell'affossare il movimento contro la guerra.
Chi pensa che il futuro governo di centrosinistra metterà in atto una politica
estera meno aggressiva e colonialista di quella berlusconiana si sbaglia, e non
potrà nemmeno dire di non essere stato avvertito, perchè le dichiarazioni
politiche di Rutelli, Fassion e D'Alema non lasciano spazio a dubbi. Dato che
non vogliamo essere arruolati nell'esercito degli interventisti "umanitari", non
abbiamo un solo motivo che possa spingerci a votarli.
Se indichiamo in fausto bertinotti e
nel partito di sua proprietà il responsabile più odioso di questa politica scellerata,
è perchè
si tratta di quello che più ha lavorato per svuotare dall'interno i movimenti e, quando non
ha potuto farlo - come nel caso della solidarietà con i Palestinesi - è stato il
più attivo nella loro criminalizzazione. Ogni voto al partito di bertinotti è un
voto contro la resistenza palestinese e il popolo iracheno, è bene che ne siano
tutti consapevoli.
Per quanto riguarda le vicende interne, la sola differenza fra l'Unione e la
Casa delle Libertà è che l'Unione è animata da una frenesia liberista ancora più
violenta e da una ancora più sfrenata voglia di precarizzazione del lavoro; sul
terreno della democrazia, infine, è sufficiente osservare cosa sono capaci di
dire i dirigenti unionisti in tema di leggi elettorali per far passare ogni
tentazione di votarli.
Il solo impegno che un comunista o un pacifista può assumere oggi, dunque, è
quello di negare la propria partecipazione alla tragicommedia del 9 e 10 aprile,
e cominciare sin da ora a lavorare per costruire l'opposizione di sinistra al
prossimo governo liberista e guerrafondaio. La nostra indicazione è dunque
nettissima: il 9 e il 10 aprile per noi sono solo due giorni di vacanza.
Sappiamo che molti compagni che ci seguono non se la sentono di non votare, e
ritengono che anche in questa fase il voto possa essere uno strumento per far
oscillare più a sinistra il baricentro della politica italiana. A nostra volta,
non ci sentiamo di liquidare sprezzantemente l'orientamento di questi compagni,
per cui gli diciamo che - se proprio non riescono a sottrarsi al ricatto
elettorale - perlomeno non portino anche loro cartucce nel caricatore degli
amici dei massacratori, e quindi non votino per il partito di bertinotti e
migliore, né per i partiti maggiori dell'Unione. Se proprio dovete votare,
almeno fatelo per chi non ci ha lasciato soli nella difesa disperata della
Palestina, dell'Iraq, di Cuba, insomma tappatevi il naso e votate per il Partito
dei Comunisti Italiani, alla faccia di bertinotti e dei suoi amici Ehud Gol e
Paolo Mieli. Lo sappiamo che Diliberto e Cossutta erano al governo mentre
bombardavamo allegramente Belgrado - e infatti noi non li voteremo - e non
abbiamo nessuna garanzia che le posizioni di oggi sfocino domani in
comportamenti coerenti, ma se oggi
pensate che con il voto si possa e si debba lanciare un segnale, è fuor di
dubbio che questo segnale non possa che essere il voto al PdCI, con la speranza
(scarsa) che ne facciano buon uso.
Con la stessa franchezza con cui invitiamo a non votare, invitiamo a fare
un'eccezione per quel che riguarda la Sardegna, dove non solo invitiamo a votare
al Senato la lista di PdCI - Verdi - Consumatori, ma ci impegneremo a fondo per
la sua riuscita. Il motivo di quella che può apparire una scelta balzana ha un
nome e un cognome: Mauro Bulgarelli. Chi ha seguito le mobilitazioni in
solidarietà con il popolo palestinese, contro la guerra, in difesa di Cuba,
contro le basi NATO e USA in Italia non può che riconoscere in Mauro Bulgarelli
una positiva eccezione nel deprimente panorama della rappresentanza politica del
nostro Paese. Per questi e per molti altri motivi è importante che Mauro
Bulgarelli - capolista in Sardegna, dunque sicuramente eletto se la lista
supererà la soglia di sbarramento - possa continuare le sue battaglie insieme a
tutti i compagni, i lavoratori, i cittadini che hanno trovato in lui un sicuro
punto di riferimento.