IL FATTORE T

E' curioso come alcuni giornali - soprattutto il Manifesto - abbiano presentato l'espulsione del senatore Turigliatto dal PRC. In sostanza, hanno fatto sapere che il senatore reprobo è stato "allontanato per due anni", omettendo di spiegare che non si tratta di un allontanamento temporaneo, cioè di una sospensione per un periodo determinato di tempo (provvedimento previsto dalla statuto del PRC), ma di una cacciata vera e propria, come ai bei vecchi tempi del PCI di Ingrao e Cossutta. L'equivoco dei due anni è dovuto semplicemente al fatto che lo statuto del PRC dispone che l'iscritto espulso dal partito non possa richiedere nuovamente la tessera prima di due anni.
La sensazione è che il Manifesto ed altri vicini al partito amico nel governo amico abbiano tentato di attenuare la portata dell'evento, di non far sfigurare troppo gli amici degli amici... ma le chiacchiere stanno a zero: Franco Turigliatto è stato espulso dal PRC perchè ha osato non votare la politica estera di guerra di D'Alema e (aggiungiamo noi) perchè bertinotti & co. sanno benissimo che la reazione degli stessi compagni di Turigliatto non andrà oltre qualche innocua protesta di circostanza, perchè i dirigenti dell'area di Sinistra Critica sono troppo affezionati alle poltrone conquistate con anni di faticoso servilismo, nazionale e locale, per rischiare di perderle. Peggio di loro solo i leader dell'altra minoranza del PRC, quelli dell'Ernesto, ormai completamente sdraiati e sottomessi alla volontà di re fausto. Parafrasando un motto romano, potremmo dire che le minoranze del PRC sono Ernesto (coglione destro) e Silvestro (coglione sinistro).
Mentre Ernesto e Silvestro confermano la propria subordinazione a bertinotti ed al redivivo governo di centro (moltissimo) - sinistra (praticamente niente), viene in mente che, non molti anni or sono, un altro senatore del PRC  - colpevole di una disobbedienza molto più grave di quella imputata al povero Turigliatto - se la cavò con nessuna sanzione. Si era nel 2001, dopo l' 11 settembre, e il Parlamento italiano stava votando l'entrata in guerra a fianco degli U.S.A. in Afghanistan; a differenza di oggi, il PRC non faceva parte del governo ed era contrario alle avventure militari, per cui i suoi parlamentari votarono contro, tutti tranne uno. Si trattava di un senatore, la cui candidatura era stata fortemente voluta da fausto bertinotti in persona, dopo che aveva portato il nipotino al circo e si era tanto divertito: infatti, quel senatore era nientepopodimenoche Livio Togni, celebre domatore e patron del circo in questione. Il voto di Togni - come quello odierno di Turigliatto - non era affatto determinante, ma scatenò l'indignazione dei militanti del PRC, che allora non erano quasi tutti dipendenti della bertinotti S.p.A. Ai molti che chiedevano l'espulsione, pardon, l'allontanamento del senatore guerrafondaio, venne però fatto sapere che non era possibile, perchè il partito e i suoi gruppi parlamentari avevano bisogno dei soldi del medesimo, per cui non si andò oltre qualche blanda censura.
Oggi il PRC non ha bisogno dei soldi di Turigliatto e preferisce tenersi stretti quelli degli altri parlamentari, dei ministri e viceministri, degli assessori, dei membri dei CdA delle aziende ex municipalizzate, ecc. Il povero Turigliatto tornerà a coltivare le sue rose, e per questo gli confermiamo la nostra stima, perchè ci è molto più simpatico un coltivatore di rose che una manica di venduti e servi dei poteri forti; i suoi compagni di corrente giocheranno ancora a fare i dissidenti, con la confortevole certezza di non poter causare danni al governo amico e quindi di poter mantenere le proprie poltrone ed i propri sgabelli; i nostri soldati continueranno a coprirsi di gloria in Afghanistan e in Libano, coerentemente con l'articolo 11 della nostra Costituzione; il governo italiano continuerà a partecipare allo strangolamento del popolo palestinese, proseguendo nell'embargo che dura ormai da un anno; padroni, banchieri e cardinali continueranno a spassarsela, mentre i lavoratori, precari e non, continueranno a stringere la cinghia. E' il governo della sinistra radicale, bellezza!