FINLANDESI
Qualcuno si è
mosso, e il prossimo 13 novembre decine di migliaia di persone scenderanno in
piazza a Roma per dire poche ma chiarissime cose: a) il Muro di Sharon è
l'ennesimo crimine sionista contro i legittimi diritti del popolo palestinese e
Israele deve finalmente subire le conseguenze delle sue scelleratezze,
attraverso l'isolamento economico e diplomatico; b) l'occupazione dell'Iraq è
un'infamia e non esiste alcun motivo per cui le truppe italiane debbano
continuare a rendersi complici dei gangster angloamericani, dunque tutti a casa
subito. Parole d'ordine semplici e chiare, in sintonia con quelle pronunciate
dai movimenti che si sono dati appuntamento a Beirut poche settimane or sono e
che non a caso si è pensato bene di non far circolare troppo nel nostro Paese.
E' un Paese strano, l'Italia. E' il Paese che con più generosità si è mobilitato
contro la guerra di Bush e dei suoi lustrascarpe di Londra e Roma, è il Paese
dei tre milioni in piazza prima dei bombardamenti e dell'invasione, come negli
anni scorsi è stato il Paese dei più grandi movimenti di sostegno alle lotte di
liberazione in Vietnam e in tutta l'Indocina, in America Latina, in Africa,
ovunque un popolo si ribellasse al dominio imperialista e colonialista. L'Italia
è il Paese di migliaia di volontari e cooperanti che - spesso ignorati dalle
organizzazioni ufficiali - portano la propria solidarietà a Cuba, in Nicaragua,
in Palestina, in Libano, in Iraq... sono veramente tanti e tante le nostre
Simone. Ma l'Italia è anche il Paese condannato da una sorta di destino
maledetto a vedere la sua gente migliore rappresentata dalla "sinistra" peggiore
che si possa immaginare.
Mentre appare sempre più evidente che solo la resistenza dei popoli palestinese
ed iracheno sta tenendo a freno la smania guerrafondaia di Bush e Sharon, che
cosa fa la nostra "sinistra"? Non distingue fra resistenza e terrorismo, anzi la
prima non la nomina nemmeno e tenta di infilare ogni ribellione nell'imbuto del
secondo. Sono terroristi i combattenti palestinesi che ogni giorno attaccano a
Gaza le soverchianti forze armate sioniste, come sono terroristi i patrioti
iracheni che non danno tregua a chi li vorrebbe sottomessi e divisi per gruppi
etnici e confessionali, per poter meglio spolpare il loro Paese. E se c'è un
criminale da mettere all'indice, per la nostra "sinistra" quello è Fidel Castro,
non Ariel Sharon o George W. Bush. E se proprio non si può nascondere che in
Iraq è in atto una resistenza di popolo contro l'invasore, c'è chi si premura di
definirla una resistenza con la "erre" minuscola, pensando - per sé o per i
propri compari - ad un futuro ministero con la "m" maiuscola in un futuro
governo comunque gradito a Washington e Tel Aviv.
Qualche giorno fa, un influente consigliere di Sharon, Dov Weisglass, con la
consueta arroganza sionista ha detto che i negoziati di pace potranno riprendere
quando i Palestinesi saranno diventati Finlandesi, il che significa che questo
non avverrà mai; secondo i commentatori, invece, Weisglass intendeva dire che i
Palestinesi potranno tornare al tavolo delle trattative quando saranno stati
addomesticati e divenuti mansueti come gli abitanti del gelido Paese scandinavo.
La nostra "sinistra" ci vuole esattamente come Weisglass vorrebbe i Palestinesi:
addomesticati e mansueti. Va bene scendere in piazza e scioperare quando governa
Berlusconi, ma a nessuno venga in mente di ribellarsi quando a tagliare le
pensioni, privatizzare i beni e i servizi pubblici e precarizzare il lavoro ci
penserà il futuro governo di centrosinistra, come ha già fatto e come continua a
fare in quelle città e Regioni dove governa. Quando a Palazzo Chigi ci saranno
Prodi ed i suoi "democratici", compresi i compari di Bertinotti, da bravi
Finlandesi dovremo abbozzare, come si dice a Roma (e, forse, ad Helsinky).
Il 13 novembre in piazza a Roma ci saranno quelli che non barattano il ritiro
delle truppe dall'Iraq con qualche futura poltrona di ministro e sottosegretario
e che pensano che la guerra sia una porcheria anche quando a farla ci si mettono
i governi di centrosinistra. Il 13 novembre in piazza a Roma ci saranno quelli
che pensano che morire sotto le bombe umanitarie a Belgrado non sia molto
diverso dal morire sotto le bombe preventive a Baghdad. Il 13 novembre in piazza
a Roma ci saranno quelli che pensano ed hanno il coraggio di dire che Sharon
sarà pure un capo di stato ma è un boia fascista e che Israele sarà pure l'unica
"democrazia" del Medio Oriente ma è una "democrazia" confessionale e razzista,
un posto dove se sei arabo e musulmano ti sparano in testa e se sei cristiano
sei ancora fortunato, perchè - per adesso - si limitano a sputarti in faccia. Il
13 novembre in piazza a Roma non ci saranno i Finlandesi.