I DUE SCONFITTI

L'Italia non
assomiglia ancora agli U.S.A., dove gli elettori hanno premiato la politica
guerrafondaia, ultraliberista e fondamentalista di George Bush II; da noi, il
più fedele alleato di George II ha incassato un nuovo e formidabile schiaffone,
perdendo in un colpo solo la guida di undici regioni su tredici in palio in
questa tornata elettorale. Su questo punto occorre ragionare: non è stata
premiata la (inesistente) proposta politica del centrosinistra, è stato
severamente punito il centrodestra, colpevole agli occhi degli Italiani di non
aver mantenuto le proprie promesse fiabesche e di aver impantanato il Paese in
una guerra schifosa. E' meglio essere chiari da subito, perchè il vero scontro
inizia adesso, e riguarda le priorità della prossima agenda politica in vista
delle elezioni politiche che si svolgeranno fra un anno... a meno che non sia lo
stesso Berlusconi a giocarsi il tutto per tutto e imporre una resa dei conti
anticipata, giocando sull'esasperazione del conflitto e sulla conseguente
polarizzazione dell'elettorato.
Le priorità che stanno a cuore a quel popolo progressista (non troviamo altre
definizioni) che ha mandato a casa undici "governatori" o aspiranti tali della
Casa delle Libertà, non sono certo in cima ai progetti dei leader dell'Unione, a
cominciare dal Fassino che si prosterna davanti a Bush e Sharon o dal Rutelli
che non ha mai nascosto il suo orientamento a favore delle privatizzazioni (come
ben sanno i disgraziati cittadini romani) e addirittura delle gabbie salariali.
Da questo punto di vista, appare interessantissima la dèbacle di Rifondazione
Comunista, che aveva l'ambizione di spacciarsi come la componente radicale
dell'Unione, pur avendo impresso una decisa svolta moderata (moderatissima) al
proprio profilo politico complessivo, giungendo a mettere la sordina anche alla
richiesta del ritiro delle truppe dall'Iraq.
I numeri parlano chiaro: nelle regioni interessate dal voto, rispetto alle
europee del giugno scorso il PRC ha perso complessivamente quasi 450.000 voti
assoluti, passando da una percentuale del 6,7 al 5,7. Se si osserva il voto di
Rifondazione nelle singole regioni, appare evidente che in alcune ha tenuto
percentualmente (Liguria, Lombardia, Umbria, Veneto), in altre ha evidentemente
perso: Lazio (dal 7,1 al 5,9), Abruzzo (dal 7,1 al 4,9), Campania (dal 6 al
4,1), Marche (dal 7,3 al 6,3), Toscana (dal 9,1 all' 8,2) e la Puglia di Vendola,
dove il tracollo è stato clamoroso: dal 6% di otto mesi fa ad un misero 2,3, il
che vuol dire che la maggioranza degli ex elettori del PRC ha preferito la lista
civica dello stesso Vendola.
Se poi osserviamo i numeri assoluti, salta agli occhi che il PRC ha perso
consensi anche nelle regioni dove - in virtù del minor numero di votanti
rispetto alle europee - tiene percentualmente: a parte citato il crollo pugliese
(a scrutinio praticamente ultimato, da 124.585 voti a 46.993), il PRC va in
picchiata nel Lazio (da 216.585 voti a 160.995), in Abruzzo (da 52.839 a
36.003), nella Campania di Gennarino Migliore (da 170.977 a 114.259), nelle
Marche (da 65.110 a 49.997) e in Toscana, dove mancano all'appello più di 50.000
voti (da 199.681 a 148.051), ma il partito di Bertinotti perde terreno anche in
Umbria (da 50.109 a 42.517), in Veneto (dove si volatilizzano quasi 30.000 voti,
da 108.652 a 80.350), in Piemonte (da 162.987 a 130.684), in Lombardia (dove i
voti persi sono più di 55.000, passando da 304.351 a 248.897), in Emilia -
Romagna (da 166.792 a 130.642). Più contenute le perdite in Liguria (da 59.090 a
53.776) e in Calabria (da 58.315 a 56.003).
Come leggere questi dati, se non come una sconfessione della svolta governista e
revisionista del PRC? Del resto, sarebbe stato veramente bizzarro se le
centinaia di migliaia di uomini e donne che hanno animato il movimento contro la
guerra e il liberismo avessero premiato chi è divenuto il più fedele alleato di
Fassino e di Rutelli, chi è passato dal boicottaggio delle manifestazioni di
solidarietà con i Palestinesi al sabotaggio di quelle contro l'occupazione
dell'Iraq, come è avvenuto lo scorso 19 marzo. Il popolo di sinistra non è poi
così allocco.
Dove sono finiti i voti che mancano al partito di Bertinotti? In gran parte
nell'astensione, un'astensione consapevole e militante che solo gli ammalati di
cretinismo elettorale possono liquidare come "qualunquismo", perchè questa volta
l'astensione è stata veramente mirata e puntuale, perchè ha colpito esattamente
chi ha prima strumentalizzato e poi svenduto i movimenti.
Gli sconfitti di queste elezioni, dunque, sono almeno due: il premier Silvio
Berlusconi, che vede profilarsi il naufragio del proprio potere e del proprio
disegno populista - autoritario; e il segretario - padrone Fausto Bertinotti,
che vede bocciato dagli elettori il suo progetto neoriformista subordinato
strategicamente al centrosinistra moderato. La sconfitta non è la sola cosa che
accomuna i due caudillos: entrambi cercheranno di ignorarla e di proseguire
imperterriti per le strade rispettivamente intraprese. Per quel che riguarda il
PRC, questo vuol dire che si illude chi pensa che Bertinotti sarà costretto a
mutare in qualche modo la rotta, recuperando un profilo un po' più "di
sinistra": sarà bene che le opposizioni interne al PRC non si facciano blandire,
magari in cambio di qualche posticino nei ruoli dirigenti o nel funzionariato,
perchè - in quel caso - la sconfitta di Bertinotti travolgerà anche loro.
Staremo a vedere; per il momento, godiamoci la sconfitta delle destre, quella
d.o.c. e quella "di sinistra".