I KLEENEX E LA CARTA IGIENICA
La seconda quindicina di
questo caldissimo luglio è un periodo decisivo per il Paese. In questo breve
lasso di tempo, infatti, comprenderemo tutti se in Italia esiste ancora una
soggettività in grado di fronteggiare le scelte nefande dei governi, o se basta
un "governo amico" - che distribuisce poltrone a "noi", anziché agli "altri" -
per farci inghiottire silenziosamente di tutto, ma proprio di tutto. E si,
perchè il nostro ragionamento è semplice: se sono capaci di farci inghiottire
oggi le continuazioni dell'impegno bellico italiano e della complicità con il
colonialismo sionista, senza alcuna difficoltà manderemo giù nei prossimi mesi
il definitivo smantellamento dello Stato sociale, le ultime privatizzazioni, la
cancellazione degli ultimi residui di tutela dei lavoratori.
Siamo di fronte al più classico degli "Hic Rhodus, hic salta!" ed è un bene che
sia così, perchè l'italica tentazione dell'inciucio è sempre in agguato, anche
per la sinistra più radicale, come ha recentemente dimostrato la grottesca
vicenda romana della "Lista Arcobaleno", che voleva i "movimenti" a sostegno di
Walter Veltroni, e che è fortunatamente finita come doveva finire. In questo
tornante risolutivo della politica italiana, si svelano le nudità di molti
reucci, vassalli, valvassori e valvassini: se c'è qualcosa di immondo nella
deriva governista di Rifondazione Comunista, dobbiamo dire che non giungono
segnali differenti nemmeno da Verdi e PdCI, per non parlare di quei settori di
"movimento" che trovano naturale concedere a Prodi quel che veniva giustamente
negato a Berlusconi, ed ora non ritengono più improcrastinabile il ritiro delle
truppe di occupazione italiane dall'Afghanistan... e non abbiamo ancora avuto
sentore nemmeno di un calendario certo per il disimpegno dall'Iraq!
I senatori che partecipano all'assemblea autoconvocata di sabato 15 luglio sono
- ad oggi - non più otto, ma quattordici: è chiaro che - senza il soccorso di
voti della destra - Prodi, D'Alema, Rutelli e Parisi non hanno la maggioranza
necessaria per ottenere dal Senato il via libera al proseguimento delle missioni
militari all'estero. Ed è altrettanto chiaro che solo l'italica vocazione all'inciucio
ed al pateracchio potrebbe produrre la sopravvivenza del governo Prodi, nel caso
in cui questi dovesse accettare i voti della destra, poiché in un Paese normale
è impensabile che un parlamentare di una qualsiasi maggioranza possa rimanervi
dopo essere stato rimpiazzato dai voti dell'opposizione su una questione
dirimente come la guerra. Delle due, quindi, l'una: o Prodi si piega
all'evidenza che la sua maggioranza non è a favore della guerra, e annuncia il
ritiro delle truppe dall'Iraq e dall'Afghanistan, oppure accetta i voti della
destra, il che significa che domani li accetterà per tagliare le pensioni,
lasciare la legge 30 più o meno così com'è, mantenere in funzione i CPT e
tornare al sistema elettorale maggioritario uninominale.
Dato che la seconda ipotesi appare molto meno remota della prima, è lecito
chiedersi cosa faranno i parlamentari "ribelli", cioè se si riterranno
soddisfatti di essersi salvata la coscienza sulla guerra e manterranno il loro
sostegno al governo, o se riterranno inaccettabile essere trattati alla stregua
di fazzolettini kleenex, indubbiamente utili in certe circostanze ma pur sempre
sostituibili, in caso di bisogno, dalla carta igienica. Lo spettacolo si
annuncia interessante: staremo a vedere.
Naturalmente, in questo clima, il fatto che lo Stato di Israele spedisca a
miglior vita una decina di Palestinesi al giorno ed abbia lasciato senza luce,
acqua e medicinali una popolazione pari a quelle di Milano e Genova messe
insieme, non trova spazio nell'agenda politica, anzi - finalmente, diciamolo - i
massimi dirigenti di Rifondazione Comunista possono partecipare apertamente ai
lavori delle comunità ebraiche, cosa che prima facevano lo stesso, ma di
nascosto. Le agenzie di stampa dicono che il prossimo 27 luglio il premier
israeliano Olmert sarà a Roma, per incontrare il suo omologo Romano Prodi; dal
17 luglio in poi, si susseguiranno le mobilitazioni dei pacifisti... ce la
faremo a protrarle fino al 27, a Roma davanti alla sede del governo e nelle
altre città davanti alle sedi dei partiti che lo sostengono?