I PACIFINTI

Un'oscena pantomima. Non è possibile definire altrimenti lo spettacolo inverecondo che sta offrendo la "sinistra radicale", che in un colpo solo vota il DPEF lacrime e sangue di Padoa Schioppa e il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, mentre da quelle aule sorde e grigie non si leva nemmeno una flebile vocina contro il nuovo genocidio in corso d'opera da parte dei macellai sionisti.
Che fine hanno fatto tutti quegli onorevoli che sgomitavano per farsi vedere alle manifestazioni contro la guerra? E' presto detto: hanno piazzato le natiche su comode poltrone dalle quali non hanno la minima intenzione di alzarsi, e pazienza se così si contribuisce ad aumentare la frustrazione e la rabbia di chi gli aveva dato retta e magari li aveva anche sostenuti e votati, loro e i loro partiti.
La vetta del ridicolo è stata raggiunta dai senatori cosiddetti "dissidenti", quelli che ancora all'assemblea del 15 luglio a Roma giuravano di essere "contro la guerra senza se e senza ma" e di voler dire NO alla missione in Afghanistan anche se il governo avesse messo la fiducia... non sono passate nemmeno due settimane, e quegli stessi irriducibili pacifisti votano disciplinatamente la missione militare e la fiducia al governo Prodi. Pagliacci, ciarlatani, venduti, spergiuri... come vogliamo chiamarli?
Da qualche giorno, circola una definizione che si attaglia perfettamente ai protagonisti in negativo delle ultime vicende: i pacifinti, quelli che fanno i pacifisti per finta e quando gli fa comodo. Il pacifinto rientra a pieno titolo nella categoria di quelli che, una volta approdati ad una qualsiasi carica istituzionale ben remunerata, ripetono ad ogni piè sospinto la fatidica frase: "Da qui vedo le cose da un altro punto di vista", punto di vista - stranamente - opposto a quello di chi li ha portati ad occupare quei posti.
La nostra "sinistra radicale" è piena di personaggi che prima si agitavano nelle lotte sociali, pacifiste, ambientali, per i diritti civili e poi - cambiato punto di vista (e incassato il primo stipendio) - si convertono alla religione della governabilità, e fa niente se questo comporta la perdita di stima e fiducia di chi ha creduto nella loro buona fede. Per qualche inspiegabile motivo, in questo Paese la coerenza è considerata al pari della stupidità e l'onestà morale al pari dell'ingenuità.
In mezzo a tanto squallore, la manifestazione romana del 27 luglio e le tante altre iniziative costruite in Italia per protestare contro i massacri israeliani in Libano e Palestina non possono che essere di grande conforto, perchè vogliono dire che siamo in tanti ad essere ancora immuni dalla corruzione che sta devastando i partiti della "sinistra radicale", che quella manifestazione hanno boicottato; anche qui ed anche questa volta, la palma dell'infamia spetta al Partito della Rifondazione Comunista, non solo totalmente assente dalla mobilitazione (come sempre, quando si tratta di Palestina), ma che non ne ha nemmeno dato notizia sul suo giornale, né prima, né dopo, collocandosi al di sotto persino dell'Unità, che perlomeno ha fatto sapere ai suoi lettori che quella manifestazione c'è stata.
Fino alla fine di agosto, Arcipelago si ferma. Non si fermerà, purtroppo, la guerra in Libano, Palestina, Iraq e Afghanistan; in queste settimane, non possiamo fare nulla, salvo ritemprare le nostre forze e coltivare il disprezzo verso i pacifinti, nella certezza che non mancherà l'occasione per esprimerglielo.