IN 40.000 CONTRO IL MURO DELL'APARTHEID, L'OCCUPAZIONE E LA GUERRA.

La manifestazione nazionale
dell'8 novembre ha segnato un passaggio importante non solo per il movimento
contro la guerra e in solidarietà con il popolo palestinese. Le decine di
migliaia di uomini e donne che hanno sfilato per le strade di Roma hanno
lanciato un messaggio preciso alle forze di governo ma anche a quelle di
opposizione, un messaggio riassumibile in due punti: la Palestina non può essere
esclusa dall'agenda politica e l'opposizione alla complicità italiana con
l'occupazione dell'Irak deve farsi più radicale e determinata. Il fatto che
questo messaggio sia stato raccolto e fatto proprio da un vasto arco di forze
politiche è un altro aspetto positivo della mobilitazione, che induce a guardare
con meno pessimismo al prossimo futuro.
I 40.000 scesi in piazza - nonostante i boicottaggi proseguiti fino all'ultimo
minuto - sono la dimostrazione che esiste un popolo di sinistra e pacifista che
si muove liberamente anche rispetto alle grandi manovre del ceto politico "di
movimento". La manifestazione è stata animata dalla presenza di moltissimi
Palestinesi, da migliaia di giovani e giovanissimi, da persone che portavano
cartelli fatti in casa, contro il Muro dell'Apartheid, contro l'occupazione
della Palestina, contro la guerra in Irak.
In testa al corteo, le comunità palestinesi che hanno marciato per tutta la
manifestazione all'interno di un perimetro di cartone che simboleggiava
l'immensa prigione in cui il governo sionista vuole rinchiudere un intero
popolo. Lo spezzone di corteo che ha riscosso più simpatia è stato quello di un
gruppo di ragazzi e ragazze molto giovani, che indossavano sciarpe con i colori
della Roma e della Lazio e portavano uno striscione con scritto "Uniti per la
Palestina". Al microfono dell'amplificazione, durante il corteo, si sono
alternati gli interventi dei promotori della manifestazione: Bassam Saleh per le
comunità palestinesi, Sergio Cararo e Germano Monti per il Forum Palestina,
Claudio Ortale per la CUB - RdB, Piero Bernocchi per i Cobas ed altri ancora.
Nelle primissime file, insieme ai Palestinesi, hanno marciato Oliviero Diliberto,
Marco Rizzo e Alessio D'Amato del PdCI, i parlamentari Verdi Mauro Bulgarelli e
Paolo Cento, il DS Luciano Pettinari, l'Arcivescovo di Gerusalemme in esilio
Hilarion Capucci, Raniero La Valle, e non sono mancati gli esponenti di
Rifondazione Comunista che hanno aderito alla manifestazione in aperto dissenso
con Bertinotti e i suoi: insieme agli altri esponenti politici, infatti, hanno
sfilato Claudio Grassi, della Segreteria Nazionale, Marco Ferrando e Franco
Grisolia, della Direzione Nazionale, la Consigliera comunale di Roma Adriana
Spera oltre, naturalmente, a Bruno Steri e Letizia Mancusi, membri del comitato
promotore della manifestazione.
Nessun incidente ha turbato il percorso della manifestazione: uno striscione
provocatorio calato da San Pietro in Vincoli è stato rimosso dal servizio
d'ordine prima ancora del passaggio del corteo.
A metà percorso, Fatwa Barghouti, la compagna di Marwan, ha raggiunto il corteo
e Michal Schwartz, l'esponente del movimento israeliano Organization for
Democratic Action.
All'ingresso di Piazza SS. Apostoli, un gruppo di bambini ha preso d'assalto e
demolito fra gli applausi e i flash dei fotografi il grande muro di cartone che
sbarrava la strada e il corteo ha fatto il suo ingresso in piazza.
Il primo intervento dal palco è stato il saluto dei francesi del Collettivo Pace
e Giustizia in Palestina di Marsiglia; subito dopo, a nome del comitato
promotore, ha preso la parola Stefano Chiarini, giornalista del Manifesto, che
ha messo in evidenza la grande partecipazione e il carattere unitario della
mobilitazione, criticando con ironia chi si è voluto dissociare perché, magari,
in cambio del silenzio sulla Palestina gli è stato promesso un posto nel futuro
governo ulivista, e il riferimento a Fausto Bertinotti non poteva essere più
trasparente (non a caso, nelle stesse ore, il Segretario del PRC si
autoinvestiva dei futuri incarichi ministeriali, con la benedizione di Fassino e
Rutelli e nel più assoluto disprezzo degli iscritti del suo partito che non
hanno ancora avuto - e probabilmente non avranno mai - nemmeno la possibilità di
discutere la svolta governista del PRC). Chiarini ha concluso il suo intervento
con un invito a tutti quelli che erano in piazza, ma anche a chi non c'era, a
costruire insieme la protesta contro la visita a Roma di Ariel Sharon, che sarà
ospite del suo compare Silvio Berlusconi il prossimo 18 e 19 novembre: "Dopo
Putin, Sharon: Roma sta diventando la Tortuga dei violatori dei diritti umani",
ha osservato il giornalista.
Dopo Chiarini, è intervenuta Michal Schwartz, che ha ricordato come vi siano
anche degli Israeliani che si battono contro l'occupazione, a cominciare dai
giovani refuseniks, e mettendo in luce quanto sia disastrosa la politica di
Sharon ma anche dei laburisti di Shimon Peres, che hanno governato insieme a
Sharon e che ne hanno condiviso persino la spinta alla guerra all'Irak, nella
convinzione che una facile vittoria degli angloamericani avrebbe spalancato la
strada al regolamento dei conti anche con la Siria, il Libano e l'Iran,
ridisegnando la geopolitica dell'area a favore degli interessi strategici di
Israele. Ora che gli angloamericani sono sotto il fuoco della resistenza
irakena, ha continuato la Schwartz, il disegno egemonico di Sharon è in crisi e
nessuno, in Israele, è in grado di prospettare un'alternativa, mentre le
condizioni di vita della popolazione precipitano. La pacifista israeliana ha
concluso il suo intervento fra gli applausi di tutta la piazza, invitando
all'unione dei giovani e dei lavoratori di tutto il mondo contro il capitalismo.
Fatwa Barghouti è stata letteralmente sommersa dagli applausi e dagli slogan
quando ha descritto il Muro che, come un serpente, avvolge nelle sue spire,
soffocandola, la popolazione palestinese, separando gli uni dagli altri, i
contadini dalle loro terre, i bambini dalle scuole, gli uomini e le donne
dall'acqua, i malati dagli ospedali. Fatwa Barghouti ha voluto ringraziare tutti
quelli che sono scesi in piazza, a Roma e nelle altre città europee, contro il
Muro dell'Apartheid e l'occupazione, ricordando il suo compagno e tutti i
Palestinesi prigionieri, concludendo il suo intervento con l'auspicio che, un
giorno non lontano, tutti gli amici della Palestina possano finalmente recarsi
in quella terra liberata, dove saranno accolti come fratelli dal popolo
palestinese.
La manifestazione è stata conclusa da un collegamento, realizzato da Maren
Karlitzky, con i Palestinesi e gli Israeliani della campagna STOP THE WALL nei
Territori Occupati e da un breve intervento di Hilarion Capucci.
Nei prossimi giorni, verranno messe a punto le proposte di mobilitazione contro
la presenza di Sharon a Roma il 18 e 19 novembre; per il momento, Mauro
Bulgarelli ha già preannunciato un'iniziativa in Parlamento per chiedere che
Sharon venga dichiarato "persona non gradita" e Adriana Spera si farà portatrice
di analoghe iniziative verso il Consiglio Comunale e il sindaco Veltroni.
P.S. Mentre stiamo per mettere
in linea questo resoconto della manifestazione dell'8 novembre, prendiamo
conoscenza dell'intervento di Gennaro Migliore - Responsabile Esteri del PRC -
sul Manifesto.
Migliore - evidentemente non pago delle brutte figure rimediate sino ad ora - se
la prende con un articolo di Stefano Chiarini, reo di aver scritto che l'ala
bertinottiana del partito si era schierata contro la manifestazione. Secondo
Migliore, il partito in quanto tale ha deciso, nel Comitato Politico Nazionale
del 26 ottobre scorso, di non aderire alla manifestazione, mentre "la scelta
di due aree politiche interne al PRC di fare diversamente ha invece generato
equivoci (...)". A nostro avviso, di equivoca c'è solo la posizione di
Migliore, che continua a mentire sapendo di mentire, sostenendo che gli
organizzatori non hanno risposto alla richiesta di un "percorso unitario e
condiviso dal movimento". A parte il fatto che questa richiesta non è mai
avvenuta (semmai, è vero il contrario, e cioè che Migliore ed una parte di
Action for Peace si sono pervicacemente sottratti ad ogni richiesta di
confronto), a Migliore e al suo superiore facciamo notare che 40.000 persone in
piazza l'8 novembre sono "movimento" almeno quanto quelle - molte di meno,
in verità - scese in piazza in altre occasioni, non ultima quella dello
scorso 4 ottobre. Comunque, i prossimi giorni diranno se Bertinotti e
Migliore sono capaci solo di parlare con Fassino e Rutelli oppure se sono in
grado almeno di partecipare - condividendola, naturalmente - ad una
mobilitazione contro la visita a Roma di Ariel Sharon, il boia di Sabra e
Chatila.