LA VERITA' DI GIULIANA

Non si può non intervenire subito, dopo aver visto il drammatico ma lucido appello di Giuliana Sgrena. E non si può non dire, anzi gridare che quello che Giuliana ci chiede è quello che avremmo dovuto fare già da tempo: non smettere un minuto di lottare per il ritiro delle truppe di occupazione italiane dall'Iraq, non smettere un minuto di denunciare l'orrore dell'occupazione, non smettere un minuto di sostenere chi lotta contro gli invasori imperialisti e colonialisti, in Iraq come in Palestina.
E invece, cosa è successo? E' successo che il nostro governo mantiene migliaia di soldati e di contractors ad occupare la terra di un popolo, quegli stessi soldati che forse non sono direttamente responsabili di torture, ma che consegnano i "sospetti" ai torturatori britannici, dal cui comando dipendono. Ed è successo anche che i partiti della cosiddetta opposizione o non vogliono il ritiro neanche loro o, nella migliore delle ipotesi, dicono di volerlo ma non fanno nulla.
Non sappiamo chi siano i rapitori di Giuliana, non abbiamo alcuna conoscenza delle loro intenzioni e delle loro idee, ma una cosa ci sembra chiara: con le sue drammatiche parole, Giuliana ci strappa dalle nuvole del politicismo, dal teatrino delle coalizioni allargate anche (basta che lo vogliano) ai Radicali sionisti e guerrafondai, dell'occupazione-che-va-bene-se-l'ONU-è-coinvolta, della spirale guerra-terrorismo e della nonviolenza, del 19 marzo a Roma che non si può fare perchè bisogna andare a Bruxelles e poi, diciamocelo, due settimane dopo si vota e che siamo matti a mettere a repentaglio un'unione che non sarà sovietica ma garantirà un sacco di consiglieri, assessori, consiglieri di amministrazione, appalti e, in prospettiva, tanti deputati e senatori in collegi sicuri e pure un paio di ministri?
Giuliana ci riporta alla realtà, ci chiede di riprendere la parola per dire tante cose sintetizzabili in una sola: verità. La verità di un milione e mezzo di morti iracheni (di cui un terzo bambini) a causa di un embargo criminale voluto dall'ONU. La verità di un popolo, quello palestinese, che uno Stato teocratico e razzista - che si chiama Israele - vuole cancellare dalla faccia della terra. La verità di Dei Yassin e di Chatila ieri, di Jenin e di Falluja oggi. La verità delle cluster bomb, che nessuno, ma proprio nessuno, qui ci vuole far vedere.
Non possiamo fare molto, non siamo certo noi a poter colmare il vuoto di denuncia di un sistema dell'informazione asservito e vile, ma almeno possiamo dare una piccola idea di cosa significhi questa verità, e lo facciamo con qualche immagine dell'esportazione della democrazia a Falluja, immagini che - grazie ad Al Jazeera ed alle altre emittenti arabe - entrano in tutte le case del Medio Oriente e del Nord Africa, ma che noi non abbiamo il diritto di vedere.

 

 

 

I bersaglieri che regalano caramelle ai bambini sono più telegenici, vero?
Queste immagini sono una piccolissima parte della verità di Giuliana. Non è la verità del nostro governo e nemmeno della nostra sedicente opposizione, per questo bisogna andarsele a cercare sul web. Possiamo fare qualcosa per Giuliana e per il popolo iracheno e per i Palestinesi: tornare in piazza in tanti il 19 febbraio e costruire una enorme manifestazione a Roma il 19 marzo, quando in tutto il mondo le strade si riempiranno di uomini e donne contro la guerra, per la libertà dell'Iraq, della Palestina e di tutti i popoli oppressi dall'imperialismo e dal colonialismo. E speriamo che non sia troppo tardi.