LA VOGLIA DI GUERRA DEL PRC

E' strano che la notizia che il Comitato Politico del PRC abbia votato contro un ordine del giorno che impegnava i parlamentari del partito a non votare il rifinanziamento delle missioni militari all'estero sia passata sotto silenzio. Nemmeno il Manifesto ha ritenuto di dover informare i suoi lettori su un evento politico che noi, invece, riteniamo interessante, e per molte ragioni.
I fatti: domenica 7 maggio il "parlamentino" del PRC è convocato per nominare il nuovo Segretario, dopo l'elezione di fausto bertinotti alla Presidenza della Camera dei Deputati. In sé, la riunione è di scarso interesse, perchè lo stesso bertinotti ha già indicato in Franco Giordano il proprio successore e l'opposizione al regio decreto del Signore dei Cammelli è ridotta alla piccola pattuglia dei sostenitori di Marco Ferrando e ad un paio di bertinottiani eccentrici. Però - come sempre avviene in queste occasioni - vengono presentati e sottoposti al voto dell'assemblea alcuni documenti politici, nella forma dell'ordine del giorno. In teoria, il voto del Comitato Politico Nazionale (CPN) è la massima espressione della volontà politica del partito e - sempre in teoria - ad esso sono tenuti ad attenersi tutti gli iscritti, parlamentari compresi.
Alcuni o.d.g. vengono dunque presentati anche al CPN del 7 maggio: Alberto Burgio ne presenta uno sulle vicende della multinazionale olandese Getronics, un gruppo di dirigenti (
Giovanni Maraia, Alberto de Ambrogio, Bruno Steri, Valter De Cesaris, Italo Di Sabato e Patrizia Sentinelli) ne presenta invece un altro sul Codice Ambientale approvato dal governo uscente. Quest'ultimo o.d.g. "impegna tutto il partito, le istanze locali e i parlamentari nelle Camere e nel Parlamento Europeo per tutte le azioni che siano volte all’”affossamento” del provvedimento, in particolare per la sospensione urgente del Codice e comunque per l’impugnazione del Codice alla Corte Costituzionale da parte delle autonomie locali". Anche Marco Ferrando presenta un o.d.g., che chiede il ritiro immediato delle truppe italiane dall'Afghanistan e impegna i parlamentari del PRC a non votare il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, in Iraq, Afghanistan e Balcani. I primi due o.d.g. vengono approvati all'unanimità, mentre quello di Ferrando viene respinto a stragrande maggioranza: votano contro i bertinottiani, i seguaci di Grassi e quelli di Cannavò. A favore, solo la pattuglia di Ferrando e gli esponenti della corrente di Bellotti (FalceMartello), che conta meno rappresentanti delle dita di una mano.
Non si ha notizia di reazioni, nonostante il fatto sia stato reso noto (oltre che su Arcipelago) nelle edizioni on line del Corriere della sera e dell'Unità, e probabilmente (non ne siamo certi) anche in quelle cartacee, sia pure in pochissime battute. Il solo elemento di valutazione di cui disponiamo, dunque, sono le espressioni postate su Indymedia, dove qualche anonimo bertinottiano - oltre a prendersela con il nostro sito - sostiene che l'o.d.g. di Ferrando era una provocazione priva di senso, perchè il CPN del 7 maggio doveva solo eleggere il nuovo Segretario. Spiegazione deboluccia, visto che, come si è detto, nello stesso CPN sono stati presentati e votati altri o.d.g., sicuramente più innocui di quello di Ferrando, ma pur sempre politicamente impegnativi per il Partito.
Il problema, allora, non è Ferrando che presenta documenti "per rompere le palle" (come ha elegantemente scritto su Indymedia un peone bertinottiano), ma che il PRC non si impegna affatto ad opporsi al prossimo rifinanziamento delle "nostre" missioni militari, con buona pace di tutti quelli che hanno votato quel partito nella convinzione che fosse una garanzia perlomeno per tirar fuori il Paese dalle avventure militari e coloniali al seguito di Bush e della N.A.T.O. Naturalmente, non mancherà occasione di verificare anche il comportamento dei Comunisti Italiani, ma per ora ci sembra che sia il Partito della Rifondazione Comunista ad aver definitivamente gettato la maschera.
La voglia di guerra del PRC è, in realtà, banale voglia di governo, di poltrone, di incarichi. Probabilmente, non è nemmeno corretto parlare di "Bolognina del PRC", perchè - come abbiamo già scritto - nella "svolta" di Occhetto vi era qualcosa di drammatico, se non altro per lo scenario in cui andava a collocarsi, con il crollo del socialismo reale e dell'Unione Sovietica, mentre nella "svolta" di bertinotti si intravedono più che altro le caratteristiche della commedia all'italiana. Per restare in tema cinematografico, bertinotti sta ad Occhetto come Giovannona Coscialunga sta all'Angelo Azzurro. Tuttavia, per il movimento contro la guerra e per i lavoratori, i tradimenti del PRC avranno conseguenze nefaste, come il mancato ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra rischia di avere conseguenze nefaste per tutti noi: se adesso contiamo le bare che tornano da Kabul e da Nassirya, chi può escludere che un giorno Roma si risvegli come è già toccato a Madrid e Londra? Noi facciamo le corna e ci grattiamo tutto il grattabile, ma la scaramanzia potrebbe non bastare.