OBIETTIVO: SANZIONI INTERNAZIONALI VERSO ISRAELE

L'Assemblea Generale dell'ONU, con una schiacciante maggioranza di 150 sì contro 6 no e 10 astensioni, ha adottato una risoluzione con cui invita lo Stato ebraico a rispettare la decisione della Corte internazionale di giustizia dell'Aja e smantellare il Muro dell'Apartheid in costruzione nei Territori occupati. A votare contro sono stati Israele, Stati Uniti, Australia, Micronesia, Isole Marshall e Palau, ad astenersi Canada, Uruguay, Camerun, Isole Tonga, Vanuatu, El Salvador, Uganda, Papua Nuova Guinea, Nauru, e Isole Solomon. I Paesi dell'Unione europea hanno votato a favore della risoluzione. Fonti diplomatiche israeliane anonime hanno accusato la Francia di aver svolto un ruolo di primo piano nell'aver compattato l'Europa dietro la richiesta palestinese che è la stessa espressa dalla Corte di giustizia internazionale.
Il voto dell’Assemblea generale è stato definito «un risultato magnifico» dall'osservatore palestinese all’Onu, Nasser Al-Kidwa. Secondo Al-Kidwa, questo voto, insieme col giudizio della Corte, possono rivelarsi gli elementi politicamente «più importanti» per il Medio Oriente dalla creazione dello Stato di Israele. Ovviamente, Israele ha reagito in tono di sfida alla risoluzione: «La costruzione del 'muro», ha avvertito uno dei più stretti collaboratori di Sharon, Raanan Gissin,«andrà avanti. Israele non cesserà di realizzarlo nè rinuncerà al proprio inalienabile diritto all'auto-difesa».
A questo punto, veramente non rimane che costruire la più vasta mobilitazione internazionale per l'adozione di sanzioni politiche ed economiche nei confronti dello Stato di Israele. Siamo davvero in presenza di un momento storico per il popolo palestinese e, di conseguenza, per tutta l'area mediorientale e mediterranea: mai come ora il colonialismo sionista è stato così isolato a livello internazionale, mai come ora i popoli occidentali hanno capito quanto sia falsa e strumentale la martellante equiparazione fra avversione per il governo e lo Stato di Israele e l'antisemitismo. Mai come ora, dunque, è indispensabile chiamare le forze politiche ed i governi occidentali alle proprie responsabilità, e sappiamo per esperienza che solo una mobilitazione popolare intensa e di massa potrà raggiungere l'obiettivo.
L'obiettivo sono le sanzioni verso Israele fino a quando militari e coloni paramilitari non abbiano completamente liberato i territori occupati nel 1967 (striscia di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est) e fino a quando lo Stato di Israele non avrà riconosciuto il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, perchè è solo dalla realizzazione di questi obiettivi minimi che potrà prendere il via un vero processo di pace che metta finalmente la parola fine allo spargimento di sangue.
Sull'obiettivo delle sanzioni non è ammissibile alcuna ambiguità da parte di nessuno. Il vasto arco di forze politiche e di movimento che dal 2002 ha costruito le grandi manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese e che sta portando avanti la raccolta di firme per il ritiro dei militari italiani dall'Iraq è il soggetto che naturalmente è chiamato a farsi carico unitariamente dei prossimi appuntamenti: il 28 settembre alle rappresentanze diplomatiche israeliane, il 29 ottobre alla firma della Costituzione Europea, intorno al 9 novembre per una nuova e che dovrà essere immensa manifestazione contro il Muro dell'Apartheid e per la giustizia in Palestina. Stiamo parlando di un arco di forze che vede la presenza attiva di quella "sinistra alternativa" di cui molti parlano senza rendersi conto che, su questioni dirimenti come la guerra in Iraq e l'occupazione della Palestina, questo schieramento è già una realtà. Da questa realtà, a conti fatti, si sottrae solo la componente bertinottiana del PRC, della quale abbiamo già visto che si può benissimo fare a meno.
La chiarezza dell'obiettivo è la condizione indispensabile per l'efficacia delle iniziative e per la costruzione del massimo possibile di unità, un'unità che - come è già avvenuto - può andare molto oltre i confini di quella che abbiamo definito "sinistra alternativa". Ci si muove nell'ambito delle risoluzioni delle Nazioni Unite, né più, né meno: come è legittima la resistenza palestinese, è legittimo il nostro sostegno ad essa.
Le sanzioni verso Israele sono la naturale conseguenza del pluridecennale disprezzo sionista verso il diritto; prima verrà sospeso il Trattato fra Unione Europea ed Israele, meglio sarà per tutti.