IL PARTITO SONO IO!
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Come
ampiamente prevedibile e previsto, Bertinotti ed i suoi hanno usato la
maggioranza conferita loro dai congressi di circolo (opportunamente cammellati)
per ridurre al silenzio le opposizioni interne al PRC e contrarie, con diverse
sfumature, alla svolta governista. Oltre a quanto denunciato dalle minoranze nel
loro documento congiunto, c'è da dire che Bertinotti ha chiarito che i
parlamentari dovranno essere tutti espressione della sua maggioranza e
sottoscrivere una sorta di atto di fedeltà verso il governo Prodi.
Dopo le ulteriori esternazioni bertinottiane a proposito di un "ritiro graduale"
delle truppe dall'Iraq e dopo la conferma del suo giudizio sostanzialmente
positivo verso Ariel Sharon, il tutto aggiunto all'infamia commessa a Roma (dove
i bertinottiani hanno bocciato una mozione di semplice solidarietà con il popolo
iracheno), è legittimo chiedersi che senso abbia la partecipazione del PRC alla
manifestazione di Roma del prossimo 19 marzo. Quella manifestazione si muoverà a
partire da parole d'ordine chiare, le parole di Beirut e di Porto Alegre, parole
che non c'entrano nulla con le provocazioni bertinottiane contro la resistenza
irachena e quella palestinese.
Ma c'è un altro aspetto su cui è bene che il movimento si interroghi: anche alla
luce del precedente dello scorso 13 novembre, Bertinotti non può non sapere che
la sua presenza e/o quella dei suoi cammelli potrebbero provocare comprensibili
reazioni di rigetto dalla piazza, e dunque non è affatto da escludere che cerchi
esattamente questo, come, del resto, ha già fatto il suo degno compare Fassino.
Il tutto, ovviamente, allo scopo di rendere evidente il definitivo distacco del
PRC dai "violenti" e dagli "estremisti", che sarebbero poi tutti quelli che
vogliono il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq senza se e senza ma. Un altro
viatico per l'ingresso nel salotto buono del centrosinistra, insomma. Sarà bene
pensarci.