PICCOLE STORIE IGNOBILI

Dal punto di vista della politica nazionale, i fatti rilevanti delle ultime settimane sono stati tre: il congresso di Rifondazione Comunista, l'esclusione della lista di Alessandra Mussolini dalle elezioni regionali del Lazio e le reazioni politiche alla liberazione di Giuliana Sgrena, funestata dall'uccisione da parte degli Americani del dirigente del Sismi Nicola Calipari.
Il congresso del PRC è stato vinto da Fausto Bertinotti, che ha imposto la propria linea politica prima portando a votare nei circoli migliaia di iscritti fantasma (gli ormai celebri "cammelli") e poi togliendo ogni margine di manovra alle opposizioni, che rappresentano sulla carta il 41% degli scritti; sulla carta, dicevamo, perchè in realtà il peso militante di questi iscritti è assai superiore, dato che i "cammelli" servono solo per votare ogni tre anni e poi scompaiono nelle sabbie del deserto. Il problema è che l'esclusione delle minoranze da ogni istanza decisionale significa che Bertinotti non ha la minima intenzione di mediare con nessuno e che il processo di decomunistizzazione del partito e di internità all'area della sinistra moderata è destinato a subire una brusca e definitiva accelerazione. Abbiamo dunque un PRC perfettamente integrato nella strategia moderata dell'Unione, tanto che la richiesta di ritiro delle truppe dall'Iraq è ormai un lontano ricordo e la federazione della capitale arriva a respingere persino un timido ordine del giorno di solidarietà con il popolo iracheno. Quel che resta da capire è cosa decideranno di fare da grandi i tanti comunisti che sono ancora nel PRC: si acconceranno a prendere continuamente schiaffoni dai bertinottiani, magari continuando a lamentarsi, o definiranno una strategia alternativa all'interno non del PRC (che sarebbe tempo perso), ma del movimento contro la guerra e per i diritti sociali? Ai posteri l'ardua sentenza.
L'esclusione della lista di Alessandra Mussolini dalle elezioni regionali del Lazio è una vicenda emblematica dello stato di degrado della "sinistra" italiana; che i DS abbiano "aiutato" la Duciona, a Roma era un fatto di dominio pubblico, e non solo per quanto riguarda l'autenticazione delle firme necessarie alla presentazione della lista. Non era un mistero per nessuno che, di fronte alla popolarità di Storace ed alla debolezza di Marrazzo, i DS (e tutto il resto del carrozzone unionista) puntassero sui voti che la Duciona avrebbe portato via al centrodestra per vincere le elezioni. Su questo vale la pena di riflettere: che razza di schieramento politico è quello che, incapace di dare battaglia sui contenuti e sul programma, per vincere è capace solo di affidarsi ad operazioni sporche e, diciamolo, immorali, come il foraggiamento non di una qualsiasi lista di disturbo (come ne sono sempre esistite), ma di una formazione apertamente fascista, zeppa di nomi noti alle cronache della violenza nera e dello stragismo?
L'assassinio del funzionario del Sismi, infine, è stato l'occasione per svelare nuovamente quanto le differenze fra i due poli dell'alternanza siano proprio minime, tanto è vero che la cosiddetta opposizione (Bertinotti compreso) ha archiviato definitivamente la battaglia per il ritiro delle truppe dall'Iraq, lasciando solo i Comunisti Italiani ad agitarla, perdipiù accusandoli di farlo solo per motivi elettoralistici, il che sarà anche vero, ma è pur sempre meglio che, per gli stessi motivi elettoralistici, aiutare gruppi neonazisti a presentare le proprie liste.
Da quanto è successo, dunque, è bene trarre una lezione: non c'è alcun motivo valido per votare il centrosinistra il prossimo 3 aprile. La cosa giusta da fare è scrivere sulla scheda elettorale VIA LE TRUPPE DALL'IRAQ. Non si tratta, vogliamo chiarirlo, di una petizione astensionista di principio; altre volte abbiamo invitato a votare per formazioni o singoli candidati che esprimevano, perlomeno, un'opposizione chiara e netta alla guerra o rivestivano - come nel caso del palestinese Bassam Saleh - un ruolo fortemente simbolico. Questa volta, veramente, i nostri candidati non hanno trovato posto in nessuna lista.