PIZZA E MANDOLINO
Finalmente, avremo l'occasione
per mostrare al mondo che questo Paese non è fatto solo di ruffiani,
trasformisti e suonatori di mandolino. Fra poche settimane, il Presidente George
W. Bush sarà a Roma, per essere omaggiato dalla nostra classe dirigente, tanto
di destra, quanto di "sinistra". Dopo quello che è stato capace di dire sui
giovanotti della "Folgore", non osiamo nemmeno immaginare quello che combinerà
bertinotti di fronte al petroliere texano, se non che farà di tutto per
compiacerlo e dimostrargli che un partner più affidabile di lui non lo troverà
mai. Non ce la sentiamo di escludere che la terza carica dello Stato si presenti
all'illustre ospite con stetson, gilé di cuoio e speroni, masticando tabacco e
parlando come John Wayne (erre moscia permettendo). Cosa non si fa, per una
poltrona!
Mentre bertinotti lustrerà gli stivaloni di Bush e D'Alema offrirà una pizza a
lume di candela a Condoleeza Rice, il popolo di sinistra tenterà nuovamente di
far sentire la propria voce, e questo sta già suscitando notevoli
preoccupazioni.
I primi ad essere preoccupati sono proprio i sottopancia di bertinotti, che si
sono affrettati a chiarire che loro con quelli che manifestano contro la guerra
non c'entrano nulla, esplicitando la loro dichiarazione di intenti con la
convocazione di una manifestazione di fatto contrapposta a quella del movimento
no war, un po' come avevano fatto i falsi amici del popolo palestinese lo scorso
18 novembre. Stavolta, anche il PdCI darà della partita, avendo ormai dismesso
l'abito antimperialista indossato per qualche mese e ben deciso a mantenersi
legato mani e piedi al carrozzone governativo... tanto, le prossime elezioni
sono lontane e non c'è bisogno di accattivarsi nessuno.
Dunque, il prossimo 9 giugno non ci saranno due manifestazioni contro la
politica guerrafondaia dell'Amministrazione Bush e dei suoi complici anche
italiani: la sola manifestazione contro la guerra sarà il corteo promosso dal
movimento no war, manifestazione che ci auguriamo intensa e partecipata,
nonostante i tentativi di boicottaggio che verranno messi in atto. La "piazza
tematica" di PRC, PdCI e compagnia cantando non è altro che un patetico
tentativo di salvare la faccia, di fronte all'evidenza della propria complicità
con i bombardieri di governo. A questo proposito, non possiamo non tornare sulle
parole del Capogruppo del PRC al Senato, l'ormai irriconoscibile Giovanni Russo
Spena, che lo scorso 2 aprile così esternava: "Al ministro Parisi diciamo
chiaramente che avvertiamo il governo: non cerchi di ciurlare nel manico, se
accedera' alle richieste dei militari di inviare in Afghanistan gli elicotteri
Mangusta, che sono senza dubbio armi offensive e non di difesa, noi diremo
seccamente no, nel rispetto del decreto e degli ordini del giorno che abbiamo
approvato". Il pronto invio
in Afghanistan dei cinque elicotteri
Mangusta, nonché di otto blindati da combattimento Dardo e di altri mezzi
militari ha dimostrato cosa hanno fatto Prodi, Parisi e D'Alema dell'ammonimento
di Russo Spena e quanto il movimento contro la guerra possa contare su certi
elementi. Non che noi avessimo bisogno di questa ennesima conferma del ruolo
svolto dal PRC, ma è bene ribadirlo, come è bene ribadire che analogo discorso
vale per il PdCI.
Allora, mentre Russo Spena suonerà il mandolino per rendere più pittoresca
l'atmosfera della cena fra Massimo e Condi, migliaia di uomini e donne che il
mandolino non sanno o non vogliono suonarlo saranno in piazza per ripetere il NO
alla guerra senza se e senza ma. Di manifestazioni contro la guerra ce ne sono
state e ce ne saranno tante, ma quella del 9 giugno sarà veramente speciale, sia
per la presenza dell'illustre ospite, sia per la chiarezza che contribuirà a
fare nella testa di tanta gente qui da noi, sia per il messaggio che lancerà al
mondo, particolarmente a quella parte del mondo che di italiano non vede pizza e
mandolino, ma armi ed uniformi.
L'altro ottimo motivo per scendere in piazza il 9 giugno è costituito dal fatto
che, dopo lo "scandalo" dei pupazzi bruciati lo scorso 18 novembre, la Palestina
sia definitivamente scomparsa dall'agenda delle mobilitazioni, proprio in
occasione dei 40 anni di occupazione di Gerusalemme, Gaza e West Bank, oltre che
delle alture siriane del Golan e del territorio libanese delle fattorie di Sheba.
Bene ha fatto il Forum Palestina a diffondere un proprio comunicato per il
prossimo 9 giugno, invitando a manifestare con le bandiere palestinesi e non
solo contro la guerra di Bush, ma anche contro l'occupazione della Palestina e
l'infamia del governo Prodi, che mantiene l'embargo contro un popolo ridotto
allo stremo e implementa l'accordo militare con Israele: è proprio di questi
giorni la notizia - da verificare, ma tutt'altro che improbabile - secondo la
quale l'Italia starebbe comprando un certo numero di Merkava, i carri armati
pesanti di cui in Israele è stata interrotta la produzione dopo la figura
barbina che quei mezzi hanno fatto in Libano, dove non si sono trovati a
manovrare indisturbati di fronte a qualche vecchio e inutile kalashnikov (come i
carristi israeliani sono abituati nelle disastrate città palestinesi), ma le
armi moderne ed efficaci della resistenza libanese. La motivazione "ufficiale"
dell'acquisto italiano dei Merkava sarebbe quella della necessità di sostituire
gli "Ariete", che costituiscono la punta avanzata delle forze corazzate nostrane
(sono stati impiegati anche in Iraq), ma che mostrano dei limiti strutturali non
superabili, tanto è vero che la loro produzione è già cessata da almeno cinque
anni; in particolare, gli "Ariete" non sarebbero al passo con altri carri della
stessa categoria a causa della scarsa potenza del motore Fiat e della
insufficiente corazzatura, per cui dovrebbero essere sostituiti da mezzi più
adeguati. Il problema è che i Merkava verrebbero acquistati proprio quando hanno
mostrato al mondo la loro inadeguatezza! Insomma, Israele procede alla
rottamazione dei suoi inutili mostri d'acciaio, e a chi li vende? All'Italia di
Prodi, D'Alema e Bertinotti.
Naturalmente, non abbiamo idea di quale sarà la spesa per i carri israeliani
rottamati, ma sappiamo che anche nel governo israeliano di Sharon vi furono
polemiche quando, nel 2004, entrò in servizio l'ultima versione del Merkava,
polemiche causate dall'alto costo dei mezzi, fra i 4 e i 5 milioni di dollari
cadauno; dunque, si tratterebbe di una spesa enorme, immensamente superiore ai
tagli apportati dall'ultima Finanziaria alla scuola o alla sanità.
Tanti validi motivi per scendere in piazza il 9 giugno, allora, e per farlo con
la consapevolezza che dovrà essere una manifestazione di massa, partecipata, che
investa in pieno un governo antisociale e guerrafondaio. Una manifestazione
schierata senza se e senza ma contro quel governo.