PRESIDENTE BOLOGNESI, NON SIAMO D'ACCORDO
Perfettamente consapevoli di
quanto sia problematico dissentire da quanto afferma il Presidente
dell'Associazione delle vittime della strage di Bologna, non possiamo tuttavia
tacere di fronte alla gravità del suo intervento. Paolo Bolognesi ha
naturalmente ragione da vendere quando afferma, come ha fatto più volte, che i
familiari delle vittime si sono trovati lo Stato contro, anziché al proprio
fianco. La richiesta di abrogare il segreto di Stato sulle stragi è sacrosanta,
come è sacrosanto chiedersi come mai non lo abbiano fatto i tanti governi che si
sono succeduti alla guida del Paese dal 1980 ad oggi. Dove Bolognesi sbaglia è
nell'accusa ad una non meglio definita "sinistra" di ambiguità e favoritismi nei
confronti di quelli che definisce, senza distinzione alcuna, i "terroristi"
degli anni di piombo.
La frase centrale dell'intervento di Bolognesi suona così: "
Gli amici dei terroristi hanno grandi e potenti
mezzi : uno di loro, Sergio D’Elia, è addirittura parlamentare e segretario di
presidenza della Camera dei Deputati. Chi può stupirsi dei rigurgiti del
terrorismo di ogni colore, se in Italia l’omicidio politico è stato un mezzo per
fare carriera e ottenere insperati accessi mediatici? Chi può stupirsi, se in
Parlamento siedono tanti amici dei terroristi?"
Piaccia o no, Sergio D'Elia siede in parlamento
perchè ha il diritto di farlo, in quanto titolare di tutti i diritti di
elettorato attivo e passivo, e comunque con le stragi D'Elia non ha proprio
nulla a che vedere, come nulla vi hanno altri nomi citati da Bolognesi, da
Oreste Scalzone a Renato Curcio. Sinceramente, sorprende che Bolognesi se la
prenda con persone che non hanno nulla in comune con lo stragismo fascista e che
si spinga addirittura a definire "inaudita" l'autorizzazione concessa ad una
manifestazione pubblica, quale quella tenutasi nelle scorse settimane a
L'Aquila. Quella manifestazione ed i suoi protagonisti non rientrano minimamente
nelle simpatie di chi scrive, ma per un motivo diverso da quello esternato dal
Presidente Bolognesi, vale a dire che certe manifestazioni di estremismo
folkloristico e truculento non aiutano di sicuro a riprendere il filo di una
mobilitazione reale contro la legislazione e la cultura dell'emergenza, contro
il 41 bis e il carcere inteso come vessazione. Purtroppo, questa mobilitazione è
stata completamente abbandonata, e da anni, e non si può certo fare una colpa
agli organizzatori della manifestazione dell'Aquila di aver tentato di
riproporre il problema, anche se in maniera sgangherata e controproducente.
Diversamente dal Presidente Bolognesi, pensiamo che sia stato corretto
autorizzare quella manifestazione e che, semmai, di quei problemi dovrebbe farsi
carico tanta gente, anche di "estrema sinistra", che sulle questioni
dell'emergenza, del carcere e della giustizia preferisce tacere, assecondando le
pulsioni securitarie ed autoritarie.
Un esempio concreto e recente: uno degli arrestati nell'ambito dell'ultima
inchiesta sulle nuove BR, residente a Padova, è stato trasferito nel carcere
dell'Ucciardone, a Palermo. Perchè? Che giovamento può trarre l'inchiesta da
quella che appare ed è una pura e semplice angheria?
Ancora: un altro degli arrestati della stessa inchiesta è stato rinchiuso in un
reparto psichiatrico. Anche qui, perchè? E' lecito porre queste domande, o si
diventa automaticamente fiancheggiatori?
Infine, il passaggio più "politico" dell'intervento del Presidente Bolognesi è
anche il più fuori tiro, e sorprende che nessuno gli abbia ancora risposto a
tono. Ipotizzando "un’operazione di scambio di prigionieri, un meschino
compromesso per autolegittimarsi e per far dimenticare gli scheletri
nell’armadio di destra e di sinistra", Bolognesi ha detto "se qualcuno
vuole barattare l’impunità per i neofascisti Francesca Mambro, Giuseppe Valerio
Fioravanti e Luigi Ciavardini in cambio dell’impunità per i cosiddetti
“compagni” che hanno sbagliato ha fatto male i suoi conti". Ora, il
Presidente Bolognesi dovrebbe sapere che tutti i progetti di legge di amnistia e
indulto per i cosiddetti anni di piombo (peraltro, mai posti in votazione)
prevedevano esplicitamente l'esclusione del reato di strage: è sufficiente una
ricerchina negli archivi parlamentari per sincerarsene. Dunque, se Bolognesi non
si riferiva ai soli atti ufficiali e conosciuti esistenti, è legittimo pensare
che si riferisse ad altro: a cosa? Crediamo che chi lancia accuse tanto gravi, e
da una posizione tanto autorevole e rispettata, abbia il dovere della
trasparenza, e l'intervento del Presidente Bolognesi, fra nomi buttati lì a
casaccio e insinuazioni prive di riscontro, di trasparenza ne ha mostrata ben
poca. In ultima analisi, potremmo dire che quell'intervento, che nelle
intenzioni voleva pretendere chiarezza, ha aumentato la confusione attorno alla
strage di Bologna ed allo stragismo in generale. Pessimo risultato, per le
persone che Bolognesi rappresenta e per l'intera opinione pubblica di un Paese
che per decenni è stato ostaggio - e forse lo è ancora - di poteri forti ostili
ad ogni cambiamento e trasformazione, poteri di cui lo stragismo fascista è
stato strumento, come sintetizza efficacemente uno slogan che abbiamo gridato in
migliaia in tutte le piazze d'Italia e che qui vogliamo riproporre: "Le bombe
nelle piazze e le bombe nei vagoni le mettono i fascisti, le pagano i padroni".
Purtroppo, l'intervento del Presidente Bolognesi si colloca obiettivamente in un
clima che vede una pericolosissima operazione di omologazione fra la violenza
fascista e le insorgenze sociali, come dimostra la scandalosa equidistanza della
classe politica fra le aggressioni fasciste degli ultimi tempi (soprattutto a
Roma, ma non solo) e le risposte di autodifesa, tanto è vero che dopo i raid di
Villa Ada e di Casal Bertone gli unici indagati sono giovani di sinistra e
nessuno, in Campidoglio o in Parlamento, avverte il bisogno di dire che così non
va. Tutti violenti, anzi tutti "terroristi", come da collaudato schema
internazionale neocons-sionista... non stupiamoci se, un prossimo domani,
verranno etichettati come terroristi anche quelli che scenderanno in piazza
contro lo smantellamento del welfare e lo scippo delle pensioni operati dal
governo di Prodi, D'Alema e bertinotti. Probabilmente, non è questo l'intento
del Presidente Bolognesi, ma allora è bene che sappia che le sue parole del 2
agosto sono state sbagliate e ingiuste.