QUALCUNO...

Siamo tutti felici per la liberazione di Simona Pari, Simona Torretta e dei loro colleghi iracheni. In quel mare di sangue e di orrore in cui l'imperialismo e il sionismo stanno trasformando il Medio Oriente, la salvezza anche di una sola persona aiuta a sperare che la fine del tunnel si avvicini. Tuttavia, felicità e speranze devono necessariamente fare i conti con la razionalità, con l'analisi di quello che materialmente avviene e degli scenari che si vanno delineando.
Quello che avviene non è per niente chiaro. Ancora adesso non si sa veramente chi e perchè abbia sequestrato i quattro operatori, come non si sa come e perchè siano stati rilasciati. Le ipotesi in campo sono moltissime, perlopiù verosimili, ma impossibili da verificare, almeno per noi e per la stragrande maggioranza delle persone comuni.
Una possibilità ci sentiamo di escluderla, per l'ottimo motivo che è stata esclusa da chi ne sa molto più di noi, e cioè le organizzazioni e i movimenti che lottano contro l'occupazione sionista e imperialista; escludiamo, dunque, che il sequestro sia stato opera di combattenti della resistenza irachena.
A sostegno della nostra certezza che la resistenza irachena sia estranea al sequestro delle due Simone e degli altri operatori non vi è solo l'unanime condanna dell'azione, manifestatasi dalla Palestina occupata al Libano, dalle organizzazioni laiche a quelle religiose; riflettiamo anche sul fatto che nessun Iracheno, nemmeno il più sprovveduto, poteva ignorare cosa fosse l'associazione Un ponte per... e il motivo della presenza dei suoi operatori, impegnati nella solidarietà con il popolo iracheno sin dal 1991 e ben conosciuti non solo in Iraq, ma anche nei campi profughi palestinesi del Libano. E i sequestratori - a detta di tutti - non erano certo degli sprovveduti, visto il livello di organizzazione e la "professionalità" dimostrati sul campo.
Aggiungiamo che anche il banale criterio del "cui prodest" non depone certo a favore dell'ipotesi che l'azione sia stata opera di patrioti iracheni, vuoi perchè nessun movimento di liberazione si è mai comportato in questo modo controproducente (attaccare giornalisti ed operatori umanitari è assolutamente estraneo alla storia dei movimenti di liberazione e delle guerriglie), vuoi perchè anche un bambino capisce che il ritorno di immagine di queste operazioni è tutto a sfavore della causa della liberazione dell'Iraq dagli eserciti di occupazione. E allora?
Allora, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: grazie al sequestro degli operatori umanitari, il Paese europeo che aveva espresso i più alti livelli di mobilitazione contro la guerra è sprofondato nella confusione e nell'inazione, favorite anche dalle scelte scellerate di un ceto politico che si è mostrato immediatamente disponibile a mettere da parte ogni iniziativa, ogni sforzo di mobilitazione, verrebbe quasi da dire: a mettere da parte ogni idea.
Grazie al sequestro ed alla sua gestione, il governo asservito agli imperialisti, fino a poco fa allo sbando, ha rialzato la testa ed ora gode di fiducia e popolarità, potendo anche contare sulla bassezza del ceto politico della cosiddetta opposizione... ma bisogna essere onesti: non è certo colpa di Berlusconi se si trova davanti avversari inetti e incapaci.
A parte il sospiro di sollievo per Simona & Simona, dunque, siamo fermi allo stesso punto: qualcuno deve trovare il coraggio di ricordare che l'Italia è coinvolta a pieno titolo nell'occupazione coloniale di un Paese che si chiama Iraq e i cui cittadini hanno tutto il diritto di resistere e di combattere contro gli invasori, siano marines o bersaglieri. Qualcuno deve trovare il coraggio di ricordare che il nostro governo e la nostra opposizione sono amici ed ammiratori di un regime - quello sionista - che sta sterminando un intero popolo, che a sua volta ha tutto il diritto di resistere e combattere con ogni mezzo a disposizione. Qualcuno, soprattutto, deve trovare il coraggio di chiamare nuovamente alla mobilitazione popolare, il solo anticorpo efficace contro la degenerazione e l'abbrutimento generalizzati.
Non sappiamo chi saranno questi "qualcuno", ma sappiamo già chi non lo farà: non lo faranno le forze della cosiddetta opposizione e le loro associazioni collaterali, e non lo farà nemmeno l'ex Partito della Rifondazione Comunista, guidato (si fa per dire) da canaglie che arrivano a sconfessare dal palco di una manifestazione i loro stessi compagni, "colpevoli" di aver diffuso un volantino di sostegno alla resistenza irachena e palestinese.
Ci auguriamo, allora, che il vasto arco di forze sociali e politiche che dalla fine del 2001 a tutt'oggi non ha mai piegato la schiena e si è fatto carico di tante iniziative contro l'occupazione della Palestina e dell'Iraq abbia nuovamente la forza di chiamare alla mobilitazione il popolo di sinistra e il popolo contro la guerra senza se e senza ma.
Liberate le due Simone, dobbiamo liberare milioni di uomini e donne dalla ferocia dell'imperialismo e del sionismo, e dobbiamo liberare noi stessi da un ceto politico nefando e venduto.