RESPONSABILITA' DI GOVERNO

Proviamo a tradurre in italiano corrente una frase in politichese ultimamente piuttosto ripetuta, specialmente dopo le manganellate rifilate a chi, in quel di Bologna, si permetteva di manifestare contro le scelte autoritarie del sindaco Cofferati, quel signore che pensa che il problema principale della città sia rappresentato dai poveri cristi che lavano i parabrezza delle auto ai semafori o da quelli che vivono in baracche fatiscenti e, naturalmente, abusive.
Poiché gli esponenti bolognesi di Rifondazione Comunista non condividono le scelte dell'ex Cinese (ora viene chiamato, più propriamente, Cileno), da Roma è stato inviato uno dei più agguerriti pittbull di Bertinotti, l'Onorevole Franco Giordano, a rimettere le cose a posto ed a spiegare che a) quella di Bologna è una situazione locale, che non influisce sul quadro nazionale dell'Unione e che b) in ogni caso, di uscire dalla giunta Cofferati non se ne parla nemmeno.
Naturalmente, si dirà che rimanere abbracciati al Cileno è funzionale all'assunzione di responsabilità di governo, quelle stesse responsabilità di governo che impediranno il ritiro delle truppe dall'Iraq e dall'Afghanistan, l'abrogazione della legge 30 e di quella Treu, l'abrogazione della Riforma Moratti e la denuncia della Direttiva Prodi - Bolkenstein; del resto, cosa significhi per Bertinotti assumersi responsabilità insieme ai propri alleati lo abbiamo visto di recente, quando ha schierato il PRC a difesa del maggioritario, tradendo - dopo la Palestina, la Resistenza e i movimenti - anche il più elementare principio di democrazia.
Dovrebbe essere chiaro a tutti qual'è ormai la vera posta in gioco: la messa in mora di ogni forma organizzata di opposizione e di dissenso verso le future scelte del futuro governo, il cui orientamento strategico appare ogni giorno di più volto verso l'ennesima versione di quella politica dei sacrifici che i lavoratori italiani conoscono ormai da un trentennio, da quando le organizzazioni ufficiali del movimento operaio - PCI e sindacati - decisero che la classe operaia doveva farsi Stato ed accollarsi le responsabilità ed i costi delle crisi prodotte dai padroni, ma che dovevano essere pagate dai proletari. E sono appunto quasi trent'anni che noi paghiamo caro, mentre i profitti dei padroni non hanno mai smesso di crescere, parallelamente alla decrescita del potere contrattuale e delle garanzie della forza lavoro, in fabbrica e fuori. Lo scenario che ci si prospetta non potrebbe essere più chiaro: l'Italia resterà saldamente aggiogata al carro delle potenze occupanti in Kosovo, Afghanistan e Iraq e i costi di questa e delle altre scelte del governo di centrosinistra li pagheranno lavoratori e lavoratrici, studenti e disoccupati, perchè la tutela e la salvaguardia del mercato e del reddito di impresa è per il centrosinistra un dogma tanto quanto lo è per il centrodestra... del resto, questo è il bipolarismo, questa è l'alternanza fra due schieramenti convergenti nella gestione del capitalismo come unico orizzonte possibile. In questo contesto, il compito assegnato a Bertinotti ed ai suoi pittbull è quello di depotenziare e tenere a bada le proteste che inevitabilmente esploderanno, impedendo che si facciano progetto alternativo. Sia chiaro: non è affatto scontato che Bertinotti ed i suoi possano realmente assovere il compito assegnatogli dai loro mandanti in cambio di Ministeri e Assessorati, ma è indubbio che ci proveranno... dovranno pur guadagnarsela, la pagnotta che gli offrono Confindustria e poteri forti.
Di fronte a questo scenario, viene da chiedersi se la battaglia delle minoranze critiche all'interno del PRC abbia ancora un senso, o se non si risolva - aldilà di ogni buona intenzione - in una pantomima finalizzata esclusivamente a ritagliarsi qualche spazio, dicendo peste e corna di Bertinotti ma restando saldamente ancorati al suo carrozzone, in buona compagnia non solo con i vari Rutelli, Fassion e Mastella, ma anche con i redivivi Pannella e Craxi. La propagandata possibilità del PRC di spostare a sinistra l'asse della grosse koalition di Prodi è una favoletta cui non abboccano nemmeno i bambini più creduloni, e questo giudizio è condiviso da tutte le aree critiche di Rifondazione Comunista... allora, che senso ha continuare a criticare duramente il Sovrano, garantendogli comunque una lealtà che sconfina in una fedeltà canina? Certo, l'alternativa non si costruisce dall'oggi al domani, ma prima o poi bisognerà metterla concretamente all'ordine del giorno, con la consapevolezza dell'enormità della difficoltà, ma anche con la consapevolezza che a distruggere l'esistenza di una forza comunista organizzata in Italia non ci sono riusciti Occhetto, D'Alema e Veltroni, e che quindi non ci riusciranno nemmeno Bertinotti e i suoi famelici pittbull.