RIFONDAZIONE COMUNISTA: ENCEFALOGRAMMA PIATTO
Le ultime esternazioni di
bertinotti hanno sorpreso e/o scandalizzato solo tre categorie di persone: i
ciechi, i sordi e gli opportunisti. I ciechi sono quelli che non hanno mai
voluto vedere come tutto l'operato di bertinotti e del suo clan fosse diretto a
destrutturare - culturalmente ed organizzativamente - il partito nato dal
rifiuto di inchinarsi al capitalismo come migliore dei mondi possibili; i sordi
sono quelli che non hanno mai voluto ascoltare la voce di chi denunciava quanto
stava accadendo, spesso contribuendo ad isolarli e ridurli al silenzio; gli
opportunisti, infine, sono quelli che - anche in queste ore - comprendono
benissimo quello che sta avvenendo, berciano a gran voce di essere assolutamente
contrari ma si adattano (per "senso di responsabilità", naturalmente) a
trangugiare le briciole che il signorotto, magnanimamente, lascia cadere loro in
bocca.
Non abbiamo alcuna intenzione di ripercorrere le tappe del liquidazionismo di
bertinotti: la stagione dei saldi, per il leader del PRC, dura ormai da anni ed
ha assunto un carattere talmente esplicito da rasentare la sincerità (diciamo
rasentare perchè il termine sincerità, politicamente parlando, è semplicemente
estraneo al personaggio). Quel che ci interessa, ora, è avviare il ragionamento
sulle conseguenze concrete dello scioglimento di una forza politica che, nel
bene e nel male, agli occhi di milioni di persone ha rappresentato per un
quindicennio la possibilità di un'alternativa politica al capitalismo, allo
sfruttamento, alla guerra.
Il nostro ragionamento non può che partire dalla constatazione di quanto sia
inutile appellarsi alla "parte sana" di Rifondazione Comunista. Non esiste una
"parte sana" del PRC, perchè si contano a decine di migliaia i compagni e le
compagne che hanno abbandonato quel partito, rifugiandosi nelle lotte sociali o
negandosi ad ogni attivismo, mentre i pochi rimasti sono marginalizzati e -
diciamolo francamente - anacronistici. L'encefalogramma del PRC è ormai
irrimediabilmente piatto, e lo dimostrano proprio le blande reazioni all'ultima
sparata bertinottiana, non a caso consegnata al giornale dei padroni per
eccellenza (La Stampa) ed alla penna di una delle più illustri banderuole degli
ultimi anni, quel Riccardo Barenghi che - ancora redattore del Manifesto e poco
prima di approdare ai ben più remunerativi lidi del giornale di casa Fiat -
scriveva di preferire i marines di Bush ai "tagliatori di teste" iracheni,
allineandosi sulla riduzione della resistenza irachena a fenomeno
horror/terroristico. Con la sua ultima esternazione, bertinotti ha preso molti
piccioni con una fava sola: ha offerto le migliori garanzie sul ripudio
dell'insano convincimento che il motore della storia sia la lotta fra le classi,
ripiegando sull'inoffensiva centralità della persona, del singolo individuo,
esattamente come vuole la vulgata liberale (e liberista); ha certificato la
liquidazione del conflitto capitale-lavoro, spostando la centralità dell'agire
politico da quest'ultimo - inteso come collettivo - ai "lavoratori", intesi come
individui; ha riaffermato, infine, la definitiva prostrazione sull'altare di una
nonviolenza cieca, pronta ed assoluta, che significa soltanto la rinuncia
al sacrosanto diritto di resistenza e di autodifesa, tanto per le classi
sfruttate, quanto per i popoli oppressi.
Solo ciechi, sordi e opportunisti sono stati colpiti dalle parole di bertinotti,
giunte dopo anni di collaborazione con il peggiore centrosinistra nella gestione
clientelare ed affaristica degli enti locali, dove gli uomini del PRC si
spartiscono poltrone ed appalti esattamente come gli altri, e dove - per restare
alla stretta attualità - appongono il proprio sigillo indifferentemente alla
colata di cemento che sommergerà Roma nei prossimi anni o a contratti per lo
smaltimento dei rifiuti in odore di Sacra Corona Unita (senza dimenticare,
andando un po' indietro nel tempo, il commissariamento di federazioni scomode
perchè pretendevano di ostacolare i piani della speculazione camorrista). Un
lungo percorso di complicità locali che ha costituito la certificazione di
affidabilità per la futura complicità nazionale.
Solo ciechi, sordi e opportunisti non hanno compreso la bassezza raggiunta da
bertinotti ed i suoi scherani nello schierarsi senza se e senza ma a favore
della difesa del maggioritario uninominale, svendendo una battaglia di
democrazia e per un sistema compiutamente proporzionale per rassicurare gli
alleati, o meglio, i nuovi padroni del partito.
Solo ciechi, sordi e opportunisti
hanno potuto - o voluto - non capire che la manifesta ostilità di bertinotti e
del suo scorfano (delfino sarebbe troppo) migliore verso la solidarietà con i
Palestinesi e con i combattenti iracheni non aveva nulla a che vedere con
motivazioni ideali, ma costituiva l'ulteriore cambiale da pagare per piazzarsi
sulle comode poltrone dei salotti che contano e delle auto blu ministeriali...
perchè è evidente a tutti che non si può partecipare al governo di questo Paese
senza il beneplacito di Washington e Tel Aviv.
Solo ciechi, sordi e opportunisti,
infine, possono non capire che, nei prossimi anni, il ruolo affidato al PRC (o
comunque si chiamerà) sarà quello del pompiere e del gendarme ausiliario nei
confronti dei movimenti e della conflittualità sociale: un film che abbiamo già
visto nella sua versione tragica negli anni 70 e 80 e che ora ci viene
riproposto in adattamento farsesco.
Non è più tempo di tendere l'orecchio per cogliere qualcosa di vagamente
alternativo negli sproloqui di bertinotti e nei panegirici dei suoi clarinetti.
Se qualcuno ancora si illude che le giravolte dell'omino in cachemire siano
un'astuta cortina fumogena per nascondere le meraviglie che si è intenzionati a
fare una volta al governo, non possiamo che compiangerlo. Centinaia di migliaia
di militanti comunisti sono stati narcotizzati per quasi mezzo secolo
dall'illusione dell'ora X, sapientemente alimentata dai gruppi dirigenti del
vecchio PCI, che nelle sezioni operaie e dei quartieri popolari lasciavano
intendere che si preparava la rivoluzione, mentre nei palazzi del Potere
inseguivano l'accordo consociativo con la Democrazia Cristiana: quella fu storia
tragica nella sua particolare grandezza, ripercorrerla a tempo scaduto e su
scala ridotta sarebbe oscena pagliacciata.
E' tempo di lavorare per costruire l'opposizione di sinistra al governo
neoconsociativo di Montezemolo e bertinotti, e il primo mattone di questa
costruzione è l'abbandono del PRC alla sua deriva, senza rimpianti e senza
nostalgie. Un abbandono urgente e chiarificatore: chi lancia appelli a votare
comunque per il partito di bertinotti non solo pugnala alla schiena - come è
stato già detto - i combattenti palestinesi ed iracheni, ma contribuisce a
rallentare la costruzione di un'alternativa tanto difficile quanto necessaria.
Rompere la gabbia del bipolarismo è il primo imperativo politico, ma la
condizione perchè questa non rimanga una enunciazione teorica è la costruzione
materiale dell'alternativa.
Ci aspettano mesi durissimi. Il momento che siamo costretti a vivere è, se
possibile, ancora peggiore del 1991, perchè la Bolognina di Occhetto avveniva in
presenza di una rete, magari residuale ma ancora diffusa, di soggettività
politiche che - unitamente a spezzoni dell'ex PCI - furono in grado di tenere
aperto uno spazio a sinistra e candidarsi a rappresentare il "cuore
dell'opposizione". Oggi, la rottura di bertinotti avviene in un contesto di
frustrazione ed atomizzazione generalizzati. Occorreranno molta determinazione,
molta pazienza e moltissima disponibilità a mettersi in gioco in prima persona:
nel nostro piccolo, ci proveremo.