SE LA CHIAMATE "VITTORIA"...

Buttare giù un intervento sui risultati delle elezioni politiche, nella situazione quasi incredibile che stiamo vivendo, è impresa azzardata; tuttavia, qualche elemento di riflessione ci sembra già disponibile.
In primo luogo, va detto che quella dell'Unione è la più classica delle vittorie di Pirro. Nonostante cinque anni di scelleratezze berlusconiane, con il Paese impelagato in un'infame guerra di occupazione mentre milioni di famiglie non arrivano a fine mese, la coalizione "alternativa" al governo della guerra e della precarietà non è riuscita a conquistare una vera maggioranza. I numeri - almeno quelli ora disponibili - parlano chiaro: alla Camera, l'Unione ha preso solo 25.224 voti in più della Casa delle Libertà, ed al Senato ne ha presi addirittura 100.000 in meno. La maggioranza di cui l'Unione potrà godere alla Camera, dunque, è dovuta esclusivamente al "premio" introdotto da quella stessa legge elettorale contro la quale aveva scatenato la sua unica vera battaglia parlamentare, ed è alla stessa vituperatissima legge che Prodi deve la risicatissima (praticamente inconsistente) maggioranza al Senato. Se poi entriamo un pochino nel merito del come si sono ottenute queste maggioranze, non si sa veramente se ridere o piangere.
Per quel che riguarda la Camera dei Deputati, l'Unione deve ringraziare una forza che i più (noi compresi) non sapevano nemmeno facesse parte della coalizione: la Liga Fronte Veneto, che ha portato in dote a Prodi 22.010 voti. Apprendiamo da Wikipedia che il programma di questa formazione politica
"Si propone l'indipendenza del popolo veneto, il quale - sostiene - attraverso lo strumento dell'autodeterminazione, intenderebbe disporre pienamente della propria originaria sovranità statuale, attraverso metodi democratici, non violenti ed elettorali, in conformità alle norme del diritto internazionale". Complimenti a Romano Prodi ed a tutti quelli che invitavano a votare l'Unione per respingere la devolution di Bossi e salvaguardare l'unità nazionale. Sempre alla Camera, altri 44.580 voti sono arrivati all'Unione tramite Alleanza Lombarda, formazione che non conosciamo e di cui nemmeno su Wikipedia è in grado di descrivere il programma, ma qualcosa ci dice che non sia molto diverso da quello dei cugini veneti.
Al Senato, poi, la premiata ditta Prodi & Co. sta ancora peggio: grazie al voto degli Italiani all'estero, l'Unione strappa alla CdL anche la maggioranza al Senato (158 a 156). Fra i Senatori eletti all'estero, però, c'è anche un certo Luigi Pallaro, eletto in Argentina per una lista indipendente, che già alla vigilia del voto aveva dichiarato che, se fosse diventato senatore, avrebbe appoggiato il leader della coalizione vincente (qualunque essa fosse) perché la sua missione era quella di portare risultati a casa per gli italiani all'estero e non quella di schierarsi in senso partitico. Al Senato, tuttavia, 158 seggi non costituiscono la maggioranza assoluta, che è di 162 voti. Per ottenerla l'Unione dovrà assicurarsi il voto di almeno quattro senatori a vita. I senatori a vita sono sette: Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini, Giorgio Napolitano, Sergio Pininfarina, Oscar Luigi Scalfaro. Insomma, la maggioranza di Prodi al Senato dipende da un faccendiere a disposizione del miglior offerente e da una mezza dozzina di ultraottuagenari, ai quali auguriamo di campare tutti almeno cent'anni cadauno, per carità, ma dell'assiduità dei quali ai lavori parlamentari ci sembra lecito dubitare, specialmente nei mesi più freddi.
Parlare di "vittoria" in questo contesto ci sembra più ridicolo che altro. Probabilmente, Prodi formerà il suo governo e questo otterrà facilmente la fiducia della Camera e - con l'ausilio di barelle, flebo e carrozzine - anche quella del Senato. Che un simile governo possa durare cinque anni ci sembra molto meno probabile, anche senza voler prendere in considerazione eventuali nuovi conteggi dei voti. La realtà è quella di un Paese che per metà preferisce credere alle bufale di Berlusconi, piuttosto che alle fumisterie di un centrosinistra che è veramente tenuto insieme solo dalla voglia di governare, cioè dalla brama di potere. I prossimi mesi ci diranno cosa avverrà con le truppe italiane in Iraq e in Afghanistan, con le leggi sul precariato, con la riforma Moratti, le pensioni, la legge elettorale, ecc. Abbiamo ragione di ritenere che i primi ad essere delusi saranno proprio quegli elettori che hanno dato fiducia all'ala "sinistra" dell'Unione, al PRC, al PdCI ed ai Verdi. Altrettanto, abbiamo ragione di ritenere che la costruzione di un'altra sinistra, fuori dal bipolarismo capitalista, sia una necessità irrinunciabile ed urgente.