CERCASI SINISTRA DISPERATAMENTE

Le elezioni amministrative del 28-29 maggio ci forniscono un dato molto interessante per quel che riguarda lo stato della sinistra nel nostro Paese: dai dati disponibili, appare chiaro come siano stati sufficienti i primi giorni di governo Prodi per togliere agli elettori del PRC e del PdCI la voglia di votare quei partiti. I numeri parlano chiaro: nei comuni capoluogo di provincia dove si è votato (fra i quali Torino, Milano, Roma e Napoli), i due partiti che si definiscono comunisti hanno perso una montagna di consensi. Nel caso del PRC, che i voti li ha dimezzati, è ampiamente legittimo parlare di tracollo, ma anche il risultato dei Comunisti Italiani non è dei più brillanti. Fanno eccezione i Verdi, i soli ad aumentare i consensi, sia in percentuale che assoluti.
Impressiona il crollo del PRC, che passa dai 356.746 voti del 9 aprile ai 181.292 del 29 maggio, con perdite catastrofiche a Milano, Roma e Napoli, appena meno gravi a Torino. il PdCI, dal canto suo, passa da 122.151 voti a 79.817, con una perdita superiore al 30%. I Verdi, invece, passano dai 126.908 voti del 9 aprile ai 132.312 del 29 maggio.
Sappiamo benissimo che i risultati di elezioni amministrative non sono completamente sovrapponibili a quelli delle politiche, ma nessuno può onestamente negare come il valore di quest'ultima tornata elettorale fosse esplicitamente politico, per almeno due motivi: il primo era il tentativo di Berlusconi di prendersi la rivincita rispetto alla sconfitta di maggio, mentre il secondo - tutto interno alla sinistra - era la verifica della credibilità di quest'ultima rispetto ai grandi nodi politici immediati, primi fra tutti la guerra e il contrasto alla precarizzazione del lavoro. Dai numeri usciti dalle urne, ci sembra chiaro che gli sconfitti del 29 maggio sono sia Berlusconi che la cosiddetta "sinistra radicale", con l'eccezione dei Verdi. E, francamente, ci saremmo stupiti del contrario.
Il popolo di sinistra si è mobilitato quaranta giorni or sono nella speranza che il governo dell'Unione mettesse in atto una sia pur parziale inversione di tendenza perlomeno rispetto agli atti più estremi del governo Berlusconi, fra i quali primeggiano l'impegno militare italiano in Iraq e Afghanistan e la precarizzazione dei rapporti di lavoro, dunque della vita di milioni di persone, giovani e non più giovani. E' proprio da questi fronti che arrivano le prime e più cocenti delusioni.
Del ritiro dall'Afghanistan non se ne parla nemmeno, anzi l'impegno militare italiano è destinato ad aumentare, anche con l'impiego dei bombardieri AMX (per la verità, più pericolosi per i loro piloti che per gli eventuali nemici, ma questo è un altro discorso); per quanto riguarda l'Iraq, abbiamo capito tutti che il ritiro - se ci sarà - sarà parziale, non diversamente da quanto programmato dal precedente governo, forse anche peggio. In sostanza, la dipendenza della politica estera italiana da quella americana e israeliana non conoscerà alcuna discontinuità.
Sul piano interno, si vanno avverando le previsioni più nere: la legge Biagi non verrà né cambiata, né "superata", tuttalpiù marginalmente ritoccata, giusto per tornare al famigerato pacchetto Treu. E per il momento non affrontiamo le altre questioni che, pure, dovrebbero segnare una qualche differenza fra destra e "sinistra", quali le riforme istituzionali e la legge elettorale, i diritti civili e la solidarietà con gli immigrati... col tempo, parleremo di tutto.
Per oggi, ci basta dire che la flessione elettorale del PRC e del PdCI dimostra che, come dicono a Napoli, ca' nisciuno è fesso e che le sparate propagandistiche, se non seguite da atti conseguenti, si pagano care, perlomeno a sinistra. bertinotti e Diliberto farebbero bene a chiarire subito che non voteranno alcun finanziamento per le truppe italiane di stanza in Iraq che non sia quello del kerosene necessario per gli aerei che dovranno riportare a casa bersaglieri, carabinieri e tutto il personale italiano, ed anche pecoraro scanio non dovrebbe dormire sugli allori. Ma le cose andranno come devono andare: per non far cadere il governo, i crediti di guerra verranno votati, magari in qualche forma contorta che consenta l'illusione di aver salvato la faccia... e poi, per un bel pezzo non ci sono altre elezioni in vista.
E' chiaro che questa situazione è figlia principalmente della scelta di bertinotti e dei suoi contractors di far mancare l'opposizione di sinistra in questo Paese, privando i movimenti di prospettiva e rappresentanza politica. Le conseguenze di questa scelta scellerata sono, al momento, incalcolabili, ma temiamo che ci penseranno presto le resistenze afghana ed irachena ad aprire gli occhi anche ai più ciechi opportunisti e carrieristi, perchè chi partecipa ad una guerra di occupazione insieme a chi bombarda villaggi, stermina intere famiglie e si comporta come i nazisti a Marzabotto non può illudersi di essere risparmiato. Questa elementare verità è lo scoglio contro cui sono destinate ad infrangersi le manovre politiciste di chi vuole stare con un piede nei movimenti e con l'altro nei governi dei banchieri e della Confindustria.
Anche per questi motivi l'appuntamento della mattina di domenica 18 giugno a Roma, al cinema Barberini, è un appuntamento importante: la ricostruzione di un'opposizione politica di sinistra, fuori e contro il bipolarismo, deve diventare qualcosa di più di una speranza.