SODDISFAZIONI
Le immagini trasmesse dai
telegiornali sull'incontro romano fra Ehud Olmert e Romano Prodi avrebbero anche
potuto non essere accompagnate da alcun commento audio, tanto erano evidenti:
non solo strette di mano e sorrisi, ma abbracci e baci, risate e pacche sulle
spalle, come due vecchi compari che si incontrano per raccontarsi storielle
piccanti.
La sostanza politica dell'incontro è stata altrettanto chiara: l'Italia di
Prodi, D'Alema e bertinotti si è confermata come il valido alleato di Israele
che già si conosceva ai tempi di Berlusconi e Fini. Le timidissime richieste
italiane non sono state nemmeno prese in considerazione dal leader sionista. Per
quanto riguarda il Libano, di ritiro dalle Fattorie di Sheba non se ne parla
nemmeno. Palestina: nessuna conferenza internazionale, nessuna interposizione, a
meno che le truppe italiane non si impegnino a combattere attivamente le milizie
palestinesi, sollevando da questo oneroso compito le truppe di occupazione
sioniste. Siria e Iran, infine, devono essere boicottati e quest'ultimo non deve
nemmeno sognarsi di poter disporre di tecnologia nucleare anche solo
ipoteticamente utilizzabile a fini bellici, a differenza di Israele che le bombe
atomiche le ha già ed ora lo dice anche apertamente.
In compenso, Prodi e D'Alema hanno confermato che l'Italia continuerà ad
applicare l'embargo contro l'Autorità Nazionale Palestinese, mentre implementa
l'accordo di cooperazione militare con Israele sottoscritto dal governo
Berlusconi. Olmert e la lobby sionista in Italia possono essere soddisfatti, i
Palestinesi e i pacifisti italiani un po' meno.
Soddisfatto anche George W. Bush, che incassa la promessa di D'Alema che
l'Italia resterà con i suoi soldati in Afghanistan: un po' meno soddisfatti -
crediamo - i soldati medesimi, cui la guerriglia afghana (poco soddisfatta
anch'essa) ha recapitato le proprie rimostranze a mezzo bomba nel giro di poche
ore, fortunatamente senza conseguenze letali per nessuno.
Soddisfatti, infine, i leader e i
peones della "sinistra radicale", che continueranno ad incassare i propri
stipendi, visto che il governo non cadrà sulla Finanziaria, e pazienza se
qualche milione di elettori sarà molto meno soddisfatto, specialmente quando
comincerà a fare sul serio i conti con ticket, tasse e tariffe. Moderatamente
soddisfatti i grandi manager pubblici, il cui stipendio non potrà superare i
750.000 euro l'anno, più o meno l'equivalente di un'intera vita lavorativa di un
qualsiasi operaio o impiegato, categorie - queste - che di motivi di
soddisfazione continuano ad averne pochini.
In un certo senso, Prodi ha ragione a dire che gli Italiani sono impazziti:
difatti, gli hanno conferito i voti per governare. Bisogna anche ammettere,
però, che di alternative non ce n'erano, e che in tanti hanno pensato, votando
per il centrosinistra, di scegliere il male minore... a giudicare dai sondaggi,
non devono essere molto soddisfatti.