UN UOMO DI PACE

E' difficile trattenere l'indignazione di fronte alle parole pronunciate dal sindaco di Roma, quel Water Veltroni che Fausto Bertinotti ha definito - non più tardi di tre mesi or sono - "un uomo di pace".
Intervistato da Repubblica dopo la strage di Beslan, Water afferma che il fine perseguito in Iraq dagli occupanti è "astrattamente giusto", ma i mezzi adoperati sono "deplorevoli".  Ma non è tutto: dopo aver affermato che l'uso della forza
"deve essere soltanto al servizio di un disegno politico, condivisibile", Water precisa ulteriormente il suo pensiero. «Da anni sono giunto alla conclusione, come Alex Langer o Vittorio Foa, che ci sono anche oggi dei momenti in cui le circostanze rendono necessario l´uso della forza, come è stato per porre fine ai massacri in Bosnia e nel Kossovo. Quelli furono interventi autenticamente umanitari che produssero risultati positivi perché determinati e gestiti politicamente».
Dopo aver rivendicato come "interventi umanitari" le bombe sulle case, le fabbriche, i ponti, gli ospedali e i treni della Jugoslavia, Water ha promosso e guidato - insieme a preti, rabbini e imam - la fiaccolata in memoria dei bambini osseti massacrati nella scuola di Beslan. Purtroppo, nessuno gli ha ricordato che anche a Belgrado, Pancevo e Pristina centinaia di bambini sono morti sotto le bombe umanitarie e migliaia di altri soffriranno per i prossimi decenni le pene dell'inferno grazie all'uranio impoverito ed agli altri veleni umanitari che sono uno dei "risultati positivi" dell'intervento umanitario contro la Jugoslavia.
Naturalmente, hanno taciuto anche i rappresentanti di Rifondazione Comunista, che un tempo si proclamava "contro la guerra senza se e senza ma" ed ora ha mutato atteggiamento, attestandosi su un più mansueto "contro la guerra se non c'è l'ONU ma non se ci danno un paio di ministeri". Del resto, Veltroni è uomo di pace.
 

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