UNA BARZELLETTA ISRAELIANA
Una barzelletta israeliana di
qualche anno fa. I generali dello Stato Maggiore israeliano si riuniscono per
organizzare l'ennesima guerra contro i vicini. Il Capo di Stato Maggiore chiede:
"Allora, chi mandiamo contro gli Egiziani?" e i generali rispondono:
"L'aviazione, la marina e i reparti corazzati".
"Bene - fa il Capo - e contro la Giordania?"
"La fanteria mobile e un po' di reparti speciali, con l'appoggio di una brigata
corazzata" è la risposta.
"O.K. Poi, c'è la Siria...", continua il Capo.
"Lì ci vogliono bombardamenti a tappeto dell'aviazione e dell'artiglieria, poi
facciamo entrare le divisioni corazzate", decidono i generali.
"Tutto a posto, allora - fa il Capo - possiamo sciogliere la riunione...".
Un giovane ufficiale interviene e dice: "Veramente, ci stiamo dimenticando il
Libano..."
Gli altri generali lo guardano e si mettono a ridere. Vedendolo in imbarazzo, il
Capo gli dice: "Si vede che lei è giovane. In Libano ci mandiamo la banda
musicale".
Da qualche anno, questa barzelletta in Israele non la raccontano più,
precisamente da quando i combattenti della resistenza libanese hanno costretto
le truppe di occupazione israeliane a sloggiare dal Paese dei Cedri, nella
primavera del 2000. Da allora, gli Israeliani hanno mantenuto solo l'occupazione
della zone delle Fattorie di Sheba, circa 25 chilometri quadrati di territorio
libanese adiacenti alle siriane alture del Golan, altro territorio occupato da
Israele nel 1967. La perdurante occupazione delle Fattorie di Sheba è alla base
del mantenimento in armi delle milizie della resistenza libanese, costituite
principalmente - ma non solo - dalle formazioni di Hezbollah, il "Partito di
Dio" che rappresenta e organizza la maggior parte dei proletari sciiti libanesi.
Quello che sta avvenendo in questi giorni sembra la fotocopia dell'operazione
"Pace in Galilea", l'invasione israeliana del Libano dell'estate 1982: anche
allora l'Italia aveva vinto i Mondiali di calcio, anche allora il pretesto fu
quello di far cessare gli attacchi provenienti dal territorio libanese, con la
sola differenza che allora gli attacchi erano condotti dai fedayin dell'OLP. Il
risultato immediato di "Pace in Galilea" fu l'espulsione dei combattenti
palestinesi dal Libano, al prezzo di decine di migliaia di morti palestinesi e
libanesi, fra i quali i profughi dei campi di Sabra e Chatila, massacrati dai
fascisti libanesi al servizio di Israele. Il risultato più duraturo, invece, è
stata la nascita di un movimento di resistenza libanese che è riuscito a
cacciare gli invasori, con il contributo dei comunisti, della sinistra laica e
nazionalista e, naturalmente, delle milizie di Hezbollah.
Non sappiamo quali saranno i risultati della replica attuale di "Pace in
Galilea", anche se ci sembra evidente che le truppe israeliane stiano
incontrando una resistenza che, probabilmente, non si aspettavano, se è vero che
i combattenti libanesi - oltre a colpire in profondità le città israeliane -
sono in grado di distruggere i carri armati e persino le navi da guerra degli
invasori. Quella che vediamo è la profonda differenza fra quello che diceva e
faceva la sinistra italiana nel 1982 e quello che dice e fa adesso: allora, il
PCI e le organizzazioni cosiddette di "estrema sinistra" (ma anche il PSI e la
Democrazia Cristiana) erano schierati in solidarietà con i popoli palestinese e
libanese, contro l'aggressione israeliana e la sua terribile ferocia; oggi,
vicino ai Palestinesi ed ai Libanesi fatti a pezzi dalle bombe israeliane non
c'è quasi nessuno.
Il Primo Ministro ex democristiano si offre come portavoce del governo di Tel
Aviv nel comunicare al governo libanese le condizioni (israeliane) per un
cessate il fuoco; il Ministro degli Esteri ex comunista dice che Israele ha il
diritto di difendersi, anche se esagera un pochino, perchè comunque bisogna
rimuovere le organizzazioni terroristiche, che poi sarebbero i partiti
democraticamente votati in libere elezioni da Palestinesi e Libanesi. Quanto
all'opposizione di centrodestra, manca solo che proponga l'insegnamento
dell'ebraico come materia obbligatoria in tutte le scuole di ordine e grado. C'è
poco da stupirsi, se persino un atto dovuto come l'opposizione al
rifinanziamento delle nostre missioni militari all'estero è diventato una
specie di grand guignol all'italiana, con i parlamentari della sinistra
radicale che votano insieme ai più schietti guerrafondai e la pattuglia dei
pochi dissidenti che sembra quasi chiedere scusa perchè non se la sente di dire
si al versamento di milioni di Euro nelle fauci di ammiragli e generali, a
maggior gloria del neocolonialismo umanitario.
In questa torrida mezza estate, ci sono poche cose da fare, ma importanti: la
prima è segnarsi i nomi e le facce di tutti i parlamentari verdi, comunisti
italiani e rifondaroli che votano a favore del rifinanziamento delle missioni
militari; la seconda è mettere da parte i pomodori, le uova, la verdura e le
scarpe vecchie da tirargli quando avranno l'ardire di presentarsi in qualunque
iniziativa pubblica, a cominciare - ovviamente - dalle manifestazioni contro la
guerra. Anche le torte in faccia andranno benissimo, e pazienza se qualcuno
riterrà che quello che scriviamo possa costituire un'istigazione a delinquere:
per quanto ci riguarda, la vera istigazione a delinquere sarebbe la pretesa di
chi vota la guerra di farsi bello in piazza con i nemici della guerra.
Altre due cose vanno fatte subito: sostenere la campagna S.O.S. PALESTINA, che
continuerà per tutta l'estate e che servirà per dare il nostro piccolo,
piccolissimo contributo alle strutture sanitarie e umanitarie della Mezzaluna
Rossa Palestinese; organizzare ovunque sia possibile manifestazioni e iniziative
contro la barbarie sionista, come quella che si terrà a Roma giovedì 27 luglio
contro la preannunciata visita del boia Ehud Olmert in Italia e che si farà
anche se Olmert dovesse rinunciare, perchè è impensabile che le strade della
capitale di uno Stato incuneato nel Mediterraneo, di fronte al macello in atto a
meno di due ore di volo, vedano solo le gazzarre sioniste o manifestazioni
talmente deboli nella loro "equivicinanza" da rivelarsi ininfluenti e persino
irritanti (e fa veramente rabbia dover riconoscere che, ancora una volta, le
parole più oneste e più lucide sul Medio Oriente siano quelle pronunciate da
Giulio Andreotti!). Il prossimo 27, allora, chiunque abbia la possibilità di
scendere in piazza a Roma lo faccia, sempre contro le guerre imperialiste e
colonialiste, sempre vicino ai popoli di Palestina e Libano che resistono contro
l'animalesca furia sionista.