VIA DALL'IRAQ E DALL'AFGHANISTAN. SUBITO.

E' molto probabile che Alessandro Pibiri non sarà l'ultima vittima italiana dell'occupazione dell'Iraq, come è molto probabile (per non dire assolutamente certo) che anche dall'Afghanistan altri nostri connazionali torneranno dentro una bara. "In guerra si muore", disse una volta l'allora premier Massimo D'Alema ad un giornalista che gli chiedeva conto delle vittime civili dei bombardamenti sulla Jugoslavia, cui è bene ricordare che la nostra gloriosa aviazione militare partecipò con ben 250 missioni, contro quali obiettivi non si è mai saputo.
Il guaio di D'Alema e di quelli come lui è che nella guerra umanitaria contro la Jugoslavia a morire erano solo gli Jugoslavi, perchè le operazioni umanitarie si svolgevano tutte da qualche migliaio di metri di quota e sia l'aviazione che la contraerea di Belgrado non potevano nulla contro gli F 16, i Tornado e i B 52 che sganciavano il loro sostegno alla democrazia indifferentemente su fabbriche, ponti, treni e ospedali. In Iraq e in Afghanistan le cose stanno andando diversamente: lì, la democrazia bisogna portarla door to door, e questo comporta alcuni inconvenienti, come ben sanno i soldati americani, inglesi e italiani.
Insomma, in Iraq e Afghanistan è guerra vera, nonostante la sproporzione delle forze in campo, come fu guerra vera in Vietnam, e prima ancora in Algeria. In guerra - e vieppiù nelle guerre di occupazione - vi sono solo due cose da fare, alternative l'una all'altra: combattere (con tutto quello che comporta) o non partecipare per niente. Non ci sono vie di mezzo: così come non si può dire che una donna è un po' incinta, non si può fare una guerra dicendo che si è in missione di pace. Dato che il governo Berlusconi ci ha portato in guerra, il governo Prodi deve scegliere se continuare a combattere o ritirare le truppe, sic et simpliciter.
La cosa peggiore che Prodi potrebbe fare - e che sembra proprio stia facendo - è quella di voler continuare la guerra, ma solo un po', senza dare troppo nell'occhio e nascondendola con qualche pacco viveri e un po' di medicinali, pensando che gli Iracheni siano coglioni come gli elettori dell'Unione e non si accorgano che soldati, medicinali e pacchi viveri servono solo per fottergli il petrolio e la dignità nazionale. Non può funzionare, caro Presidente Prodi: non esiste, in tutta la storia dell'umanità, un popolo che non abbia combattuto contro gli stranieri invasori, e noi Italiani ne sappiamo qualcosa, avendo ricoperto sia il ruolo di popolo oppresso (prima del Risorgimento e durante l'occupazione nazifascista) che quello di oppressori di altri popoli (in Libia, Somalia, Etiopia ed Eritrea). Che la nostra ricchissima esperienza storica non dicesse nulla al governo delle destre, potevamo pure capirlo, ma che nemmeno persone colte come Lei, caro Presidente - e come i suoi alleati D'Alema, Fassion, Rutelli e bertinotti - intendano apprendere la lezione, ci getta nello sconforto.
Sappiamo che i poteri forti che hanno sostenuto l'ascesa del centrosinistra sono in gran parte schierati per il mantenimento dell'occupazione e dell'alleanza strategica con l'imperialismo nordamericano e israeliano: per esempio, è sufficiente leggere l'ultimo numero della Rivista Italiana di Difesa per farsi un'idea di come la pensino le alte gerarchie militari, e scoprire che apprezzano molto la posizione di Rifondazione Comunista. In un articolo sulla presenza in Iraq e Afghanistan, dopo un lungo elenco delle posizioni contrarie al mantenimento dell'occupazione a fianco degli USA, si legge testualmente: " Tuttavia, non sono mancati neppure i segnali in senso contrario. Ad esempio, il Comitato Politico di Rifondazione Comunista ha respinto il 7 maggio un ordine del giorno della minoranza trotzkista guidata da ferrando, nel quale si chiedeva il ritiro immediato e contemporaneo delle nostre truppe dall'Iraq e dall'Afghanistan, ed ha invece approvato un documento nel quale si precisa che la posizione sul rifinanziamento della presenza italiana nell'ISAF dovrà essere concordata con gli alleati dell'Unione". Subito dopo, la rivista delle Forze Armate elenca gli alleati favorevoli all'occupazione, prima fra tutti la feldmarescialla atlantica Emma Bonino. Sembra che i militari abbiano le idee più chiare di tanti esponenti del PRC, che continuano ad essere convinti di stare in un partito comunista e contro la guerra.
A differenza degli alti papaveri in uniforme, noi non ci sentiamo per niente rassicurati dalle contorsioni di bertinotti e ripetiamo che dall'Iraq e dall'Afghanistan bisogna andare via, e pure di corsa; di più, aggiungiamo che l'osceno traccheggiare di questi giorni, fra "tempi tecnici" e "concertazione con gli alleati e con il governo iracheno", è la cosa più infame che si possa fare, anche per chi si trova al fronte. Fra l'annuncio del ritiro del contingente spagnolo e il suo completamento, è passato meno di un mese: la chiarezza politica di Zapatero e la rapidità dell'esecuzione sul campo hanno garantito lo svolgimento dell'operazione, come chiunque sappia un poco di questioni militari potrà confermare. Anche qui, la Storia dovrebbe aver insegnato qualcosa a Prodi, bertinotti & Co.: le ambiguità tipo 8 settembre si pagano care.