VICENZA
La scelta di Prodi favorevole
alla nuova base americana a Vicenza è giunta inaspettata solo per quelli che
amano coltivare le proprie fantasie, piuttosto che confrontarsi con l'amara
realtà. Quelli, per esempio, che ancora si illudono che la sinistra "radicale"
sia veramente in grado di condizionare le scelte del governo di cui fa parte e,
soprattutto, abbia voglia di farlo. Non è così, e i fatti di quasi otto mesi di
governo stanno lì a dimostrarlo.
In questi otto mesi, il governo di centrosinistra è riuscita a fare cose che,
con ogni probabilità, a Berlusconi non sarebbero riuscite, o almeno non
sarebbero riuscite in maniera tanto indolore. Provate a pensare cosa sarebbe
successo se fosse stato Berlusconi a promuovere una Finanziaria come l'ultima, o
se a chiudere gli ospedali del centro di Roma ed a tagliare posti letto in tutto
il Lazio fosse stato Storace, invece di Marrazzo: scioperi, manifestazioni,
mobilitazioni sostenute da tutta la sinistra e dai sindacati.
Quello che sta succedendo a Vicenza è solo uno dei tanti atti di continuità del
governo Prodi con il passato governo di destra, una continuità sostanziale e
misurabile tanto nella politica interna che all'estero; persino il solo atto
condivisibile di questo governo - il ritiro dei militari italiani dall'Iraq - è
avvenuto secondo i tempi e le modalità già previsti dal governo Berlusconi. Ora,
è sufficiente leggere i giornali per capire, senza ombra di dubbio, che dobbiamo
aspettarci l'approvazione di un nuovo pacchetto di liberalizzazioni
(privatizzazioni) dei servizi pubblici locali, una nuova controriforma delle
pensioni, altri regali ai padroni, pardon, all'impresa, altri atti di
sottomissione al Vaticano e, naturalmente, altre sceneggiate in politica estera,
tutte finalizzate a cercare di nascondere la permanente subalternità italiana
all'imperialismo nordamericano.
Tutto questo - e molto altro, purtroppo - avverrà con la collaborazione della
sinistra "radicale", cioè di quei farabutti che fino a ieri si riempivano la
bocca di "movimenti" e addirittura di "comunismo" ed oggi hanno ancora la faccia
tosta di presentarsi alle manifestazioni pacifiste mentre sostengono il governo
che ha destinato il maggiore impegno economico alla spesa militare dalla fine
della Seconda Guerra mondiale.
Allora, Vicenza è importante, non solo perchè un'intera città si ribella alla
prepotenza yankee e al servilismo governativo, ma perchè questa ribellione di
popolo sta mettendo in atto quello che nemmeno i più coerenti degli esponenti
politici di movimento hanno osato fare: prendere di petto i cialtroni della
sinistra "radicale", bruciare le bandiere del PRC e dei DS, prendere a
sacrosanti ceffoni i politici che vogliono tenere il piede in due scarpe.
Al primo presidio spontaneo di fronte al Parlamento contro la scellerata
decisione di Prodi su Vicenza, si è assistito alla solita scena surreale di
parlamentari del PRC, del PdCI e dei Verdi insieme ai manifestanti, parlamentari
che hanno ritenuto opportuno levarsi di torno solo quando è giunta sul posto la
delegazione vicentina, ma non prima di essersi fatti belli davanti a taccuini e
telecamere. Quante altre volte dovremo ancora assistere a questo spettacolo, che
da surreale è ormai diventato osceno?
La manifestazione indetta per il 17 febbraio a Vicenza è molto di più di una
mobilitazione contro una base militare, come le lotte di Melfi, Scanzano e della
Val di Susa sono molto di più di battaglie locali e settoriali: Vicenza è la
dimostrazione che ribellarsi è giusto, possibile e necessario. Per questo a
Vicenza dovremo essere in tanti e da tutta Italia, perchè lì si sta scrivendo
una pagina del nostro futuro.