A VOLTE RITORNANO...

Zombi, non-morto, vampiro, revenant... i nomi
per descrivere Cicciobello 2, ovvero il prossimo candidato del centro e della
"sinistra" come sindaco di Roma, non mancano di certo. E' vero, la Capitale è
stata, nel corso della sua lunghissima esistenza, palcoscenico - accanto a
grandi momenti della storia del mondo - di delitti efferati, di inenarrabili
nefandezze, tali da legittimare il dubbio che non sia Pisa a meritare
l'attributo di vituperio delle genti. In effetti, solo a Roma ha potuto
verificarsi un orrore come quello del "processo del cadavere", l'orrida
rappresentazione messa in scena nel febbraio dell'Anno Domini 897 nella basilica
di San Giovanni in Laterano. Scusandoci se qualcuno riterrà noiosa la premessa,
riportiamo quanto segue: "Il processo si svolse nel febbraio dell'897 nella
basilica di san Giovanni in Laterano e venne istruito dal papa Stefano VI su
imposizione di Ageltrude. Il cadavere era quello del papa Formoso, che la donna
riteneva un traditore della causa nazionale perché aveva incoronato imperatore
uno straniero, Arnolfo di Germania, nel febbraio 896, non riconoscendo più
imperatore suo figlio Lamberto, già peraltro incoronato in precedenza. Non
importava che fosse morto e sepolto da otto mesi; il clero romano lo avrebbe
giudicato in effigie".
La rievocazione del Gregoriovius è raccapricciante: "Il cadavere del pontefice,
strappato al sepolcro in cui riposava già da diversi mesi, fu abbigliato con i
paramenti papali e messo a sedere su un trono nella sala del concilio.
L'avvocato di papa Stefano si alzò in piedi e rivolgendosi a quella mummia
orrenda, al cui fianco se ne stava tutto tremante un diacono che fungeva da
difensore, le notificò i capi d'accusa". Risparmiamo al lettore i momenti
successivi del processo del cadavere, che si concluse con la condanna del
medesimo alla dannazione eterna, con la penna aggiuntiva del taglio delle tre
dita della mano destra con cui i Latini impartiscono la benedizione e con il
lancio del cadavere, o meglio di quel che ne restava, nel Tevere.
L'odierna mummia orrenda si chiama Francesco Rutelli e fa il candidato sindaco
del partito democratico e della sinistra arcobaleno (le minuscole sono
assolutamente volute) a Roma. A volte, l'orrore ritorna, e - purtroppo - non
soltanto in effigie. Dopo i disastri del primo, doppio mandato, Cicciobello
ritorna, ovviamente scortato dagli ascari di sempre, guidati da quella
patrizia sentinelli (minuscole indiscutibili, nell'immagine di qualche anno più
giovane) che gli aveva già garantito la
repressione di ogni dissenso anche solo vagamente di sinistra, tanto all'esterno
che all'interno del partito "comunista" di cui è stata la domina per quasi un
decennio.
La mummia orrenda, affiancata dagli ascari di cui sopra, va a cimentarsi con il
camerata Alemanno, il cui nome non deve trarre in inganno: non trattasi,
difatti, di bieco invasore ostrogoto, ma di ruspante fascistone nostrano, ex
ministro dell'agricoltura (nel senso di braccia sottratte alla stessa) del
governo Berlusconi. Qui, dovrebbe aprirsi un serio ed approfondito dibattito
sulla decadenza dell'Urbe, un tempo dimora di imperatori, papi e papesse e
briganti, ed oggi ricettacolo di trombati, ominicchi, galline e rubagalline. Sic
transit gloria mundi, insomma, ma questi sono i tempi in cui ci è dato di
trascorrere il nostro passaggio in questa valle di lacrime: non Mario e Silla,
ma Rutelli e Alemanno; non Marozia o Ageltrude, ma patrizia sentinelli; non
Spartaco o i Gracchi, ma massimiliano smeriglio e tale Tarzan, antropomorfa
caricatura dei gloriosi tribuni della plebe. Di fronte a tale scenario, rispetto
al quale Lovecraft appare un simpatico umorista, la sola salvezza risiede nella
fuga.
Abbiamo parlato di Roma perchè è il laboratorio dove sono state sperimentate -
e, purtroppo, attuate - le politiche in seguito messe in atto dal centrosinistra
nell'intero Paese. Dunque, il fatto che la Sinistra Arcobaleno, formalmente
autonoma dal PD sul livello nazionale, a Roma concorra all'elezione di
Cicciobello, insieme al PD e ad altre frattaglie, ci fa capire benissimo cosa
succederà dopo il 14 aprile, qualora sia il PD a vincere le elezioni o, come
appare molto probabile, di determini al Senato una situazione di sostanziale
pareggio fra i due schieramenti principali. Insomma, la sinistra radicale
continua a fornire gli ascari necessari al governo della Capitale in attesa di
fornirli al governo nazionale, con buona pace di tutte le anime belle che ancora
sognano di tornare ad essere il cuore dell'opposizione.
Nel contesto descritto, i comunisti sono peggio che scomparsi, nel senso che
sparire è infinitamente meglio che apparire ridicoli. Le scenette da
avanspettacolo cui siamo stati costretti ad assistere nella trasmissione Porta a
porta di giovedì 13 marzo sono state umilianti: Turigliatto che cade dal pero e
improvvisamente scoprendo di essere in compagnia del fascistone Roberto Fiore,
duce di Forza Nuova, si alza e se ne va, con Bruno Vespa che va in bestia perchè
lui invita tutti e i "piccoli" ne approfittano per dare vita ad abbandoni
clamorosi (vedi Boselli); Ferrando che entra in scena in pieno casino e si mette
a pecorina davanti al Vespa furioso, che gli intima di dichiararsi immantinente
incompatibile o meno col fascistone, e lui - nella posizione indicata - a
dichiararsi compatibilissimo, purché gli si conceda di continuare a mostrare
barba e dentiera davanti alle telecamere; in cauda venenum, compare una biondina
slavata ed occhialuta che, indifferente alla presenza del camerata Fiore, si
preoccupa immediatamente di far rilevare al facondo professore ligure la propria
doppiezza, derivante dalla contraddizione fra l'aver vittimisticamente
proclamato di essere costretto a raccogliere migliaia di firme per presentare le
proprie liste proletarie, per poi farsele borghesemente presentare da due
parlamentari uscenti, uno dei quali stoico ultimo Segretario del PSDI di Saragat
e Pietro Longo, l'altro ex pacifista che ha votato tutte le spedizioni militari
contro cui Jeckill-Ferrando si opponeva fieramente, mentre Hide-Ferrando gli
lisciava il pelo per farsi aiutare ad ovviare all'inconsistenza del proprio
partito, autoproclamato "comunista" e "dei lavoratori". Uno sketch indecoroso,
cui i comunisti possono rispondere soltanto negandosi ad una scadenza elettorale
in cui i comunisti sono assenti. Concretamente, dunque, questa volta si va al
mare, in montagna, in collina, ci si chiude in casa a leggere un buon libro o a
vedere qualche vecchio, buon film. Annullare la scheda, dunque, meglio ancora
seguire le indicazioni di www.riforme.info
e motivare il proprio rifiuto alla legittimazione di questa farsa di democrazia.
Richiede qualche minuto, ma ne vale la pena. Per i disgraziati residenti a Roma,
poi, vale quanto dichiarato da Beppe Grillo: chi vota Cicciobello e i suoi
compagni di merende si merita solo un VAFFANCULO grande così.