SUI FATTI DI NAPOLI DEL 17 MARZO 2001:
DALLO STATO DI DIRITTO ALLO STATO DI POLIZIA?
di Curzio Bettio

<< Ci sono state violenze su ragazzi, le perquisizioni sono andate oltre la legalità, sono stati commessi abusi. Cittadini sono stati prelevati dagli ospedali e portati in caserma, è stato impedito loro di chiamare gli avvocati…Ove si fossero ritenuti esistenti, e al contempo legittimi, i comportamenti in contestazione nel procedimento, ci si sarebbe trovati al confine di contegni tipici di uno "stato di polizia".>>. Questa l'ammonizione del Procuratore aggiunto di Napoli, Paolo Mancuso, rivolta al tribunale del riesame chiamato a decidere sulla scarcerazione degli otto poliziotti agli arresti domiciliari da due settimane.
Quali sono le accuse rivolte a questi "tutori dell'ordine" dai Pubblici Ministeri Marco Del Gaudio e Francesco Cascini?: sequestro di persona, violenza privata, lesioni personali, perquisizione abusiva, abuso d'ufficio e aggravanti varie ai danni di (almeno) 87 manifestanti, presi nel pronto soccorso degli ospedali e trasferiti alla caserma di Pubblica Sicurezza "Raniero", teatro di brutalità; cittadini costretti con calci, pugni, schiaffi ad inginocchiarsi, faccia al muro per ore in un cesso schifoso, a flessioni e ad ispezioni in parti intime; cittadini che hanno subito perquisizioni illegali, ammesse in caso di arresto, ma non al di fuori dell'attività di polizia giudiziaria; macchine fotografiche, cineprese e telefonini fatti a pezzi.
Alcuni dei legali dei poliziotti hanno denunciato:<< E' inaccettabile che un magistrato dica ad altri magistrati:" Se li scarcerate, rischiamo lo stato di polizia."
Quella frase è paragonabile all'innesco di una bomba.>>
Il magistrato Paolo Mancuso è forse paragonabile ad un terrorista che innesca bombe, o sta puntando il dito verso un panorama denso di nubi spaventose?

Esaminiamo con attenzione la questione:
I cittadini Mara Malavenda e Vittorio Granillo, dello Slai Cobas, il giorno dopo la manifestazione, quindi subito dopo gli avvenimenti, a memoria fresca, hanno presentato un loro esposto, accompagnato ad una dozzina di querele, che ha innescato l'avvio dell'inchiesta, condotta dai P.M. Del Gaudio e Cascini.
Questi sostituti procuratori non potevano esimersi dall'indagare sui presunti abusi polizieschi commessi al termine della manifestazione, in quanto esiste nel nostro diritto "l'obbligatorietà dell'azione penale".
L'indagine procede fra mille difficoltà: i P.M. cercano altri sottoposti a sevizie, che non vogliono sporgere querela per timore di ritorsioni, e li devono convincere dando loro assicurazioni che si opera ancora in uno stato di diritto; la questura fornisce l'elenco dettagliato dei poliziotti presenti in servizio alla manifestazione e alla caserma "Raniero" ben oltre dodici mesi dopo, e foto identificative non ufficiali e molto datate.
L'indagine si conclude con la contestazione dei reati per otto poliziotti.
La procedura giudiziaria prevede il successivo giudizio presso il giudice per le indagini preliminari, la gip Isabella Iaselli.
<<Quegli otto - sostiene la gip - sono pericolosi, (…) in relazione alla oggettiva gravità dei fatti, considerata la massiccia organizzazione predisposta per compiere atti illeciti, di mortificazione morale e materiale, ai danni di soggetti già infortunati, nonché in relazione alla negativa personalità degli indagati, che hanno dimostrato la tendenza ad abusare della loro qualità di pubblici ufficiali ai danni della collettività e spinti solo da desiderio di violenza. (…). Le condotte sono state poste in essere all'interno di una caserma, al di fuori di qualsiasi provocazione e ai danni di giovani, che, si ripete, erano già feriti e si erano recati al pronto soccorso. (…). I contatti tra gli indagati tra loro, e con gli altri agenti non identificati, vanno recisi per evitare reiterazioni di condotte delittuose analoghe, magari per vendetta nei confronti di chi li ha accusati. Non si tratta di un'ipotesi remota, dal momento che forme di violenza a sangue freddo sono state già poste in essere.>>
Per tutto questo, la gip mette agli arresti domiciliari, non in carcere, gli otto poliziotti!
Immediatamente, senza avere ancora avuto la possibilità di prendere visione degli atti processuali, membri autorevoli del governo, in prima fila il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, quindi membri del Potere Esecutivo, dichiarano la loro solidarietà ai poliziotti indagati, e stigmatizzano le procedure dei magistrati, membri del Potere Giudiziario.

Tutto questo genera perplessità, e si impone immediatamente una domanda:
<<Perché mai le forze di maggioranza hanno dichiarato l'immediata solidarietà alle forze dell'ordine, ma non hanno accusato, se non marginalmente, il governo del centro-sinistra, e in particolare il Ministro dell'Interno Bianco, al tempo in carica, vero e diretto responsabile di aver mandato allo sbaraglio i tutori dell'ordine pubblico, avendo dato a costoro gli ordini della repressione? I poliziotti non potevano aver agito di loro spontanea volontà, ma per ordine superiore!>>
Invece no!!, non si accusa il passato governo di centro-sinistra di metodi repressivi e liberticidi; si accusano i magistrati di essere i soli responsabili, in quanto hanno innescato l'"azione penale", che risulta d'altronde obbligatoria secondo un preciso percorso dettato dalla nostra giurisdizione.
Nel frattempo i mezzi di comunicazione di massa, quasi tutti sotto controllo di Silvio Berlusconi, capo del Potere Esecutivo, si scatenano contro i manifestanti, e trasudano simpatie e consensi per i poliziotti, che "poveri, sono costretti a picchiare per portare un po' di ordine!". Dai sondaggi, l'opinione pubblica risulta in alta percentuale contro l'arresto degli agenti, considerato indebito, e contro coloro che hanno subito i maltrattamenti, perché "fanno parte dei no-global che devastano le città, come hanno fatto a Genova!".

Ecco il punto! Non interessa colpire l'avversario politico, il centro-sinistra, comunque ormai sfibrato, snervato e sicuramente allo sbando! Interessa al Potere Esecutivo colpire il Potere Giudiziario, esautorarlo dell'istituto della "obbligatorietà dell'azione penale", e consegnare alle forze di polizia, che tanto consenso hanno nell'opinione pubblica, il potere di discriminare chi dovrà essere sottoposto a giudizio!
E con questo si trasforma uno "stato di diritto" in uno "stato di polizia". Non sbaglia proprio per niente il Procuratore Mancuso!
In verità si tratta di una strategia studiata a tavolino, di una sequenza eversiva!
Il pieno e "rumoroso" sostegno manifestato agli inquisiti da esponenti di primo piano del governo, dai quali sono partiti i violenti attacchi al provvedimento giudiziario, con argomenti tendenti a configurare l'attività di polizia come una sorta di "zona franca", sottratta al controllo di legalità, costituisce un preoccupante tassello della sequenza eversiva.
C'è stata in verità una norma che ha previsto un regime speciale per la polizia: l'articolo 16 del codice di procedura penale del 1930, secondo cui << non si procede senza autorizzazione del Ministro della Giustizia contro gli ufficiali od agenti di pubblica sicurezza per fatti compiuti in servizio o relativi all'uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica.>>. Ma era il Fascismo, e allora chi muove queste critiche ai nostri magistrati proietta con evidenza la propria cultura e i propri metodi, che non sono propri della nostra giurisdizione.
Dimenticarlo, al di là delle utilità contingenti, uccide la democrazia!
L'aggressione ai magistrati napoletani da parte di ministri ed esponenti della maggioranza investe la giurisdizione nella tutela della pregiudiziale e fondamentale libertà per i cittadini, la libertà e la loro integrità personale, contro arresti arbitrari e torture, contro gli abusi e le violenze della polizia, alla quale il potere statuale assegna sì la potenziale "violenza legittima", ma secondo norme codificate con precisione.
In breve si tratta della tutela del nostro "Habeas corpus ad subiciendum - Abbi la disposizione della tua persona"; sono interessate le garanzie della libertà personale assicurate costituzionalmente ai cittadini nei paesi democratici!
Il discrimine fra lo Stato di Diritto e lo Stato di Polizia sta nella soggezione alla Legge, e al controllo del Potere Giudiziario, dei comportamenti della Polizia.
Di fronte alla denuncia di sevizie e di violenze su 87 cittadini inermi, si doveva procedere, o bisognava mettere a tacere l'"inutile" inchiesta?
La Destra di questo nostro Paese rivendica l'insindacabilità e l'impunità delle forze di polizia, in vista di un mutamento istituzionale del nostro Stato di Diritto nel loro Stato di Polizia, innanzitutto normalizzandolo nella testa delle gente, nell'opinione pubblica in generale, piuttosto che con apposite riforme, del resto subito proposte da parlamentari di Alleanza Nazionale e di Forza Italia.
La politica di questo governo sta progressivamente aggredendo diritti fondamentali e garanzie, dai diritti del lavoro a quelli dell'istruzione e della salute, fino all'attacco delle libertà di dissenso, "guai a manifestare contro, che si è terroristi!", e del pluralismo dell'informazione in tutti i mass media.
Con chiarezza si dà significato di "libertà" all'arbitrio di potere e al disprezzo delle regole e dei diritti altrui, e si esclude la garanzia della libertà più importante, quella dell'integrità personale, il nostro diritto all'Habeas corpus.
La posta in gioco oggi è la tenuta delle libertà fondamentali, e con esse la difesa della nostra identità, non di sudditi ma di cittadini!

Oggi, 11 maggio 2002, il tribunale del riesame concede la libertà agli otto agenti, derubrica il reato di sequestro di persona, mantiene le altre ipotesi di reato per le quali gli agenti restano comunque indagati e dovranno essere sottoposti a giudizio.
Il Ministro degli Interni ordina l'immediato reintegro di questi poliziotti nei loro ruoli, benché sospetti di gravi mancanze verso liberi cittadini nell'esercizio delle loro funzioni. Ognuno può trarre le debite conclusioni!!